C’è qualcosa di estremamente soddisfacente nel provare demo su demo di videogiochi in uscita, grazie allo Steam Next Fest. A cadenza quadrimestrale Steam propone il suo personale festival delle demo, permettendo a sviluppatori e sviluppatrici di tutto il mondo di rimanere in vetrina per qualche giorno, regalando piccoli assaggi dei propri titoli, generalmente di prossima pubblicazione. Tra questi è facile trovare zozzerie invereconde, ma è possibile anche scovare titoli interessanti, che magari ci erano sfuggiti durante i precedenti mesi di grandi uscite popolari. In questa rubrica vi propongo una selezione di circa trenta titoli, tra perle che mi hanno entusiasmato e videogiochi da lasciare possibilmente sui loro scaffali virtuali.
Spy Drops Gaiden (Dadako, da annunciare)

Di giochi che provano a fare Metal Gear Solid ce ne sono svariati; di giochi che rifanno Metal Gear non ce ne sono affatto. Spy Drops Gaiden è una sorta di look-a-like dei primi due Metal Gear per MSX, ma rivisti in chiave più accessibile, contemporanea e arcade. Non certo dal punto di vista estetico, che riprende a piene mani da un’epoca ormai scomparsa con qualche aggiustamento qua e là, ma a livello di puro game design il titolo di Dadako mi è sembrato estremamente soddisfacente e particolarmente a fuoco e non una semplice copia sbiadita di un grande capolavoro del passato. Da oggi ha tutta la mia attenzione.
Darwin’s Paradox (ZDT Studio, 2 aprile)

Sempre a proposito di Metal Gear Solid, Konami pubblica un’avventura 2.5D non solo incentrata fortemente sullo stealth, ma con addirittura riferimenti espliciti all’opera di Hideo Kojima. L’unica differenza, oltre alla visuale, è quella relativa al protagonista. Qui interpretiamo infatti un polpo intento a scappare da una grande factory maligna, che sta costruendo una super-arma di distruzione di massa. Darwin’s Paradoxè visivamente splendido e si gioca come i migliori esponenti del genere, ma ho due dubbi: a volte è eccessivamente punitivo, specialmente per un gioco che punta ad arrivare a tutti, e – in qualche occasione – è difficile leggere la profondità degli spazi. Che in un gioco semi-bidimensionale è un problema. Le aspettative, comunque, sono alte.
Blood High (Allaf Games, da annunciare)

FPS caciarone con sprite e gusto anime, Blood High, su carta, poteva essere il mio pane. Ahimè, invece, l’opera prima di Allaf Games ha due problemi enormi. Il primo è che, semplicemente, non è divertente, perché non basta riempire quattro stanze di mostri e farci schiacciare R2 per rendere piacevole uno sparatutto, specialmente quando il feeling delle armi – che sia con il controller o con M&K – è sostanzialmente nullo. Il secondo – personale e preoccupante – è che non si può invertire l’asse Y, quindi per gli anziani come me è praticamente impossibile da giocare. E siamo già a quota due FPS, quest’anno, che si dimenticano di chi è nato prima del 2000.
Dinoblade (Team Spino LLC, Q3 2026)

Nato come un meme-game, Dinoblade è riuscito, in questi anni, a tirar su una discreta fan base, desiderosa di vedere come Team Spino avrebbe mischiato il genere del souls-like con i dinosauri. Ve lo dico io come l’ha mischiato: male. Dinobladeè il peggior gioco alla Dark Souls che ho probabilmente mai giocato nella vita: pessimo nell’esplorazione, nel combattimento, addirittura nel feeling del movimento. Nei panni di un grosso dinosauro armato di spada dovete completare livelli pieni di nemici, boss e segreti, ma niente atterra come dovrebbe. Bocciato senza riserve.
Super Meat Boy 3D (Team Meat, da annunciare)

Seguito di uno dei giochi che hanno inventato l’indie game come lo conosciamo oggi, Super Meat Boy 3D è il classico platformer velocissimo che abbiamo imparato ad amare più di quindici anni fa, ma – come suggerisce il titolo – sotto un’inedita veste in tre dimensioni. L’obiettivo è quello di salvare la nostra amata dentro a centinaia di livelli progressivamente sempre più difficili, ma la soddisfazione del gameplay viene un po’ meno, rispetto a quello che lo stesso autore aveva fatto con l’impostazione 2D. Visivamente è comunque piacevole, speriamo il gameplay venga raffinato prima della release definitiva.
John Carpenter’s Toxic Commando (Saber Interactive, 12 marzo)

John Carpenter torna sulle scene, ma non con un film, bensì firmando – non si sa bene in che modo – un videogioco che pare in ritardo di almeno quindici anni. Toxic Commandoè un FPS che sembra un mix tra la modalità zombie di Call of Duty e il buon vecchio Left 4 Dead, e che non propone sostanzialmente nulla di nuovo. Si va in giro fino a quattro giocatori online o in single-player, in compagnia dei bot, e si uccidono zombie su zombie, si raccoglie qualche oggetto e si portano a compimento quest elementari. Non c’è niente che suggerisca un minimo di originalità o di sforzo per distinguersi dalla massa, ma Toxic Commando è più pulito di quanto mi aspettassi, e forse – per qualche giocatore – questo basta. Lo tengo comunque d’occhio per il nome che si porta dietro, sia mai che ci possa riservare qualche sorpresa, a oggi, nascosta dalla sua demo.
Horde of Distraction (Static Feed, da annunciare)

Con un’estetica alla Diablo delle origini non passi inosservato, sicuramente non da un fan della prima ora come me. Ahimè, però, in Horde of Distraction di Diabloc’è solo l’estetica, appiccicata sopra a un Vampire Survivor-like come – negli ultimi anni – ne abbiamo visti a decine. Di originale c’è però il modo in cui giochiamo: spostando semplicemente il mouse sui nemici, attaccando in automatico e subendo i loro colpi. L’obiettivo è quello di potenziarci a ogni run (alcune della durata di pochi secondi) per avvicinarci sempre di più al boss finale. In un certo senso è piacevole, ma manca il senso di sfida, come se – ben consapevolmente – il gioco andasse avanti con il pilota automatico. La demo mi ha intrattenuto per una mezz’ora, difficilmente proverò il gioco completo. O forse no?
Vampire Crawlers (Poncle, da annunciare)

Dopo l’enorme successo di Vampire Survivors e diversi DLC rilasciati in questi anni, Poncle tenta la strada del cambio di genere. Dallo shoot ‘em up bullet hell si passa a un dungeon crawler su griglia in cui eliminare i nemici del gioco precedente, ma attraverso l’utilizzo di un deck che sblocchiamo stradafacendo, investendo il poco mana che abbiamo a disposizione per tentare di giocare tutte le carte. È lodevole vedere come Luca Galante si sia ingegnato nel rimodulare da zero le sue idee di game design, ma dopo qualche partita si avverte un po’ di stanchezza. Vampire Survivors era più immediato, e quindi più divertente anche alla prima partita; bisogna vedere se sul lungo periodo Vampire Crawlers riuscirà a tenere botta.
Scorched Sun (Skeleton Coffee Games, da annunciare)

Skeleton Coffee Games esordisce con un titolo che mischia l’avventura clericale più dark, come si faceva una volta con le avventure grafiche, all’RPG più punitivo e un game loop alla Resident Evil. Su carta è un gioco magnifico, e a volte gli scorci di quello che potrebbe essere ci sono, ma è tutto troppo grezzo per lasciare davvero il segno. A partire da un’estetica che sembra uscita dai primi concept art di pre-produzione. Si risolvono puzzle, si trovano chiavi, si salva addirittura con un item, che ricorda le ink ribbon del classico di Capcom. E poi si combatte, attraverso degli scontri a turni vicini a Fear & Hunger. Da tenere d’occhio per i fan del genere, sperando in un po’ di pulizia in più sul fronte ludico e visivo.
Subliminal (Accidental Studio, marzo)

Ispirato alle backrooms e quindi, forse, un po’ fuori tempo massimo, Subliminal è un walking simulator horror con qualche puzzle che punta a disturbarci con i suoi spazi vuoti e liminali, che sembrano costantemente nascondere qualcosa di orribile e malvagio. Nella demo si fa poco, oltre che muoversi dentro ad ambientazioni effettivamente inquietanti, mosse oltretutto da una grafica ultra-realistica. Non mi ha entusiasmato, anche perché giocandolo con il pad il feedback del movimento è terribile, ma potrebbe regalare qualche spavento a buon mercato. I fanatici dell’horror vorranno sicuramente tenerlo sott’occhio, quantomeno per il suo innegabile impatto visivo.
Wild Blue Skies (Chuhai Labs, da annunciare)

Non ho mai fatto segreto del mio amore per Star Fox, tanto che quello che più rimprovero a Nintendo è non aver fatto uscire un nuovo capitolo fin dai tempi di Wii U. Wild Blue Skies dovrebbe quindi essere proprio roba mia, dato che riprende la formula al completo, con tanto di animali antropomorfi a comporre il team protagonista del gioco. Purtroppo, quello che avevo trovato nello splendido Ex-Zodiacqui non l’ho visto, perché l’unica missione giocabile – tolto un impatto visivo notevole – è eccessivamente lenta sia nello shooting che nel movimento: due elementi che dovrebbero, invece, correre come un treno. Magari aggiustano il tiro con la release definitiva, ma – per ora – è stata la più cocente delusione di questo Next Fest.
Denshattack! (Undercoders, da annunciare)

Denshattack! mischia due giochi che amo profondamente: Densha De Go! e Jet Set Radio, mettendoci nei panni di un treno su rotaie che deve arrivare a destinazione il più velocemente possibile. Al contrario dello storico gioco di treni giapponese, però, il titolo di Undercoders è un ultra-arcade quasi fantascientifico in cui dobbiamo saltare, cambiare binario, driftare ed eseguire una serie di trick assurdi mentre siamo in volo. Lo amo, c’è poco da girarci intorno, perché è originale, soddisfacente, velocissimo e ha uno stile meraviglioso. Resta da vedere se riuscirà a reggere una durata che va oltre alla sua demo, ma di certo Denshattack! è uno dei giochi indie che più aspetto quest’anno.
Dread Neighbor (Ghostcase, da annunciare)

In Dread Neighbor interpretiamo una ragazza che si sente osservata nel suo appartamento. Ovviamente ha ragione, perché il suo vicino la sta braccando. Peccato che il titolo di Ghostcase sembra essere il solito horror walking-sim da quattro soldi in cui dobbiamo soltanto interagire con gli oggetti circostanti, prima di passare alla scena successiva. Non c’è tensione, non c’è divertimento, e il gusto è quello più generico da videogioco indipendente orrorifico dell’ultimo decennio. Niente di nuovo, niente di interessante.
Dungeons of DUSK (68k Studios, da annunciare)

Evidentemente questo è l’anno dei dungeon crawler a turni, perché oltre a Vampire Crawlers, arriva anche Dungeons of DUSK, che riprende l’immaginario e la storia del gioco (quasi) omonimo, e trasla il tutto in un crawler a griglia classico. Al contrario del titolo di Poncle qui non c’è alcun elemento deck building, ma soltanto una serie di dungeon pieni di nemici, armi, segreti e collezionabili. La demo è noiosetta, anche se si apprezza il genere, e oltretutto appesantita da una serie di comandi, item e skill tree pesanti e superflui. Non mi ha fatto una grande impressione, ma l’estetica è interessante.
Scott Pilgrim EX (Tribute Games, 3 marzo)

Il primo videogioco tratto da Scott Pilgrim, all’epoca di Xbox 360, lo amai moltissimo. Vuoi per il gameplay semplice e immediato, vuoi per la sua estetica che mi ricordava molto da vicino non solo il fumetto, ma soprattutto il film di Edgar Wright, e vuoi per la splendida colonna sonora degli Anamanaguchi, fu amore a prima vista. Amore che non ho provato giocando alla demo di Scott Pilgrim EX, che sembra aver rielaborato la formula aggiungendo troppe meccaniche, e rendendo il combat system – per qualche motivo – meno soddisfacente. Magari a parlare è la nostalgia, ma la precedente iterazione mi sembrava più a fuoco. Forse prima o poi, giusto per giocarlo in co-op, potrei recuperarlo.
Dollmaker 2 (STH, da annunciare)

Non conoscevo il precedente, e con le sue undici recensioni su Steam non credo di essere l’unico, ma Dollmaker 2 ha un’estetica incredibile. È un semplicissimo FPS tower defence dove bisogna sconfiggere ondate su ondate evitando che il proprio cuore venga attaccato dai nemici, e – sarò sincero – non è nemmeno così divertente. Però quel mood lì non lo vediamo tutti i giorni, e questo basta per farmi guardare con curiosità al titolo di STH. Mi sembra che i contenuti non manchino, tra potenziamenti, livelli labirintici e mostri particolari; forse, quando esce, potrei dargli una chance.
CICADAMATA (Flowergarden, da annunciare)

Tolto un tutorial decisamente mediocre, l’esordio di Flowergarden si dimostra invece uno dei titoli più interessanti di questo Next Fest. CICADAMATA è un po’ Neon White, nel senso che è un FPS velocissimo a stage in cui l’obiettivo è ottenere una serie di nuclei il prima possibile ed estrarre prima di venire uccisi, ma ha dalla sua un’estetica anni 2000 clamorosa, un gran lavoro sulla mobilità e un bel level design. E inoltre non ha, a occhio, la cosa peggiore di tutto Neon White, ovvero la componente visual novel. Velocissimo e divertente, finisce tra le cose che più mi hanno soddisfatto tra le demo proposte da Steam.
The Eternal Life of Goldman (Weappy Studio, da annunciare)

Sul fronte estetico, inutile dirlo, The Eternal Life of Goldman è meraviglioso. Ma il gameplay, com’è? Parliamo di un’avventura a scorrimento orizzontale con tanto platforming, una bella dose di action e qualche elemento RPG che va giù che è un piacere. Mi sembra non si inventi niente, a parte la meccanica del bastone per cui siamo costretti a cambiare le sue parti per superare questo o quell’altro ostacolo, e – a occhio – si parla veramente troppo, ma il gioco è grazioso, stimolante e potenzialmente memorabile. Una delle uscite più attese dei prossimi mesi, non solo per me.
Airframe Ultra (Videocult, da annunciare)

Airframe Ultra lo tenevo d’occhio da più di un anno, perché la sua estetica mi suggeriva cose che potevano piacermi molto. Purtroppo, pad alla mano, il titolo pubblicato dagli amici di Akupara Games è legnoso manco fosse il primo Tomb Raider. Concettualmente lo capisco: prova in tutti i modi a replicare le esperienze da primi 32-bit, e ci riesce anche alla grande. Il problema è che forse quel tipo di esperienza, dentro a un multiplayer con venti meccaniche diverse, semplicemente, non è divertente. Mi riservo la possibilità di provarlo nuovamente, magari con l’uscita della 1.0, ma ‘sto ibrido tra corse, combattimenti e sparatutto non mi ha conquistato come avrei voluto.
Croak (WoodRunner Games, da annunciare)

Sono morto più volte durante la demo di Croak che in tutti gli altri giochi di questo Next Fest messi insieme. E non perché il gioco sia particolarmente sfidante, ma perché la sua meccanica principale legata al platforming, ovvero quella di lanciarsi a destra e a sinistra rimbalzando sulle piattaforme attraverso la nostra lingua, non funziona. È un gioco visivamente grazioso, ce l’avevo in wishlist da un po’, ma questa demo me l’ha decisamente fatto passare. A meno che i nostri non vadano a rivedere completamente il feeling della sua meccanica principale. Cosa che ritengo molto difficile.
Mightreya (Wazen, da annunciare)

Al prossimo gioco giapponese che inizia in una Shibuya deserta mi do fuoco. Mightreya, fin dal suo incipit, non ha niente di originale. È un action con elementi JRPG lievissimi in cui si combatte super veloce dentro ad ambientazioni futuristiche piene di robot e creature varie. Il focus sta, giustamente, in un combat system anche simpatico, basato sui tempi delle schivate e dei contrattacchi. Peccato che risulti tutto molto confuso, a partire da una quantità di informazioni a schermo sinceramente ingiustificate, che fanno assomigliare il titolo di Wazen più a un gioco mobile che al prossimo grande action giapponese della generazione. Rimandato a settembre.
Truckful (MythicOwl, da annunciare)

Tra il gioco di faticare, il cozy game e l’horror lieve, Truckfulci mette nei panni di una ragazza che deve fare delle consegne sul suo camioncino, mentre un pericoloso killer ci sta seguendo per tutta la regione. Dalla demo vediamo solo il lato della fatica, vicina a quella di un Death Stranding o di un Euro Truck Simulator, e devo ammettere che ha il suo fascino. Resta da vedere come integrerà il suo lato più orrorifico ma, per ora, qualcosa mi ha dato. Attendo la release finale per esprimermi più nel dettaglio.
1348 Ex Voto (Sedleo, 12 marzo)

Un po’ Kingdom Come Deliverance in miniatura, A Plague Tale nelle ambizioni e Indika nello spirito, 1348 Ex Voto si propone come la classica delle avventure doppia A nei panni di una giovane cavaliera nell’Italia medievale. Il colpo d’occhio è buono, così come – mi sembra – la narrativa. Il problema, qui, è un gameplay profondamente legnoso, sia nel movimento che nel combat, e un level design quantomeno elementare. Sono comunque incuriosito da una produzione con questo rapporto dimensione/ambizioni, e l’idea di ambientare un videogioco in un’Italia del 1300 mi stuzzica parecchio. Non ho grandi aspettative, ma voglio provare il gioco finale.
Akatori (Contrast Games, da annunciare)

Side-crolling action platformer abbastanza tradizionale, con tanto di pixel art reminiscente dell’epoca 32 bit. Si salta, si combatte, ci si potenzia. Niente di più e niente di meno, se non questo look un po’ alla Tomba, che unisce sprite 2D e modelli 3D, piuttosto accattivante. La sensazione, pad alla mano, è comunque quella di un action fluido e godibile. Peccato che di cose come Akatori, negli ultimi anni, ne abbiamo viste fin troppe.
Replaced (Sad Cat Studios, 14 aprile)

Le mie aspettative per Replaced erano molto basse. Non perché non sembrasse interessante, ma perché rischiava di essere l’ennesima copia carbone di un gioco che arriva sul mercato col solo intento di anticiparne un altro. Contro ogni mia aspettativa, invece, il titolo di Sad Cat Studios sembra molto promettente, a partire da un impatto estetico chiaramente grandioso, fino ad arrivare a un lavoro sull’esplorazione dignitoso e addirittura un buon combat system, che simula il free flow degli Arkham in un contesto squisitamente 2D. Attraverso la sua demo è riuscito a salire in cima tra i titoli che più attendo in questa prima parte del 2026.
Withering Realms (Moonless Formless, maggio 2026)

Withering Rooms, nonostante le tante sporcature, mi era piaciuto. Questo seguito, sviluppato sempre da Moonless Formless, trasforma la formula in un action RPG che si estende anche in profondità, mettendoci nei panni di un grosso burattino che trasporta un fantasma, in cerca di una persona scomparsa. Ludicamente è molto semplice: si esplora, si combatte e si raccolgono oggetti, e oltretutto il combattimento è ancora legnoso e impresentabile come il gioco precedente,ma il suo stile è unico, e già soltanto l’atmosfera vale il prezzo del biglietto. Curioso di giocare la versione completa.
Parasite Mutant (IceSitruuna, da annunciare)

Industria del gaming farà qualsiasi cosa pur di non rimasterizzare Parasite Eve. Tra cui rifarlo da zero con un’estetica anime e un po’ di cuore in meno. L’opera di IceSitruuna, per ambizioni, è forse quella che tra tutti – in questa lista – attendo di più. D’altro canto non esiste un altro survival horror RPG con combattimento a turni com’erano stati i due capolavori di Squaresoft, e quindi ci va bene anche questa versione un po’ asettica, ma comunque piuttosto fedele e apparentemente pulitissima, di un grande classico del passato. Quello che ho giocato di Parasite Mutant mi è piaciuto, ma rimango curioso di vedere cosa si saranno inventati per tener botta su più ore di gameplay.
Kloa – Child of the Forest (Wildpad Games, da annunciare)

Simone Granata, che qualcuno di voi conoscerà già per la serie di Timothy e qualcun altro per il mio film Game of the Year, sta lavorando a uno Zelda-like decisamente grazioso: Kloa – Child of the Forest. Anche questo, come altri, qui sopra, è un genere che abbiamo visto centinaia di volte e in decine di salse diverse, ma è anche un genere non facile, quando si parla di catturare l’attenzione del giocatore contemporaneo. Kloa sembra invece, quantomeno dalla demo, un prodotto solido, intelligente, con tutti gli ingredienti al posto giusto; a partire da un game loop dritto e soddisfacente, per finire con un’estetica un po’ scontata, ma efficace. Curiosissimo di giocarlo.
The Skin Stapler (Tainted Pact, da annunciare)

L’autore di Flesh Made Fear, che avevo apprezzato molto, torna sulle scene con The Skin Stapler: un horror che si rifà alla tradizione degli slasher anni ottanta, rubando qualcosa anche al recente Terrifier, rispetto all’estetica generale. È la prima volta che vedo un’operazione del genere, con un cast corale totalmente interpretabile e un pericoloso assassino che ci bracca durante le nostre nottate lavorative. Lo stile è splendido, il tono un po’ grindhouse anche. Ho dei dubbi solo rispetto al gameplay: un po’ la solita roba che vediamo nel contesto degli horror indie, tra il walking sim e il puzzle game all’acqua di rose. Mi ha intrigato, lo terrò senza dubbio d’occhio.
Probabilmente durante l’ultimo Next Fest del 2025 ho provato cose più belle, ma anche a ‘sto giro non sono mancati titoli in grado di allungare ancora di più la mia ricca wishlist su Steam. Speriamo di risentirci al prossimo festival di Steam con qualcuno di questi già ampiamente uscito, giocato e recensito sulle pagine di GameCvlt








