Samson

Dovevo accorgermene subito, fin da quell’opening raccontata attraverso una piccola manciata di disegni animati male. D’altronde è il classico timbro qualità di quei tripla A wannabe che giocano con il concetto di videogioco coi soldi, senza arrivare nemmeno alla potenza di fuoco del più sfigato dei roguelite indipendenti. Samson, di fatto, si presenta fin da subito come un videogioco grezzo, limitato, ripetitivo e inconsistente. Perché nonostante un impatto visivo vagamente assimilabile al doppia A di media qualità, basta muovere il nostro alter ego per i suoi trenta metri quadri di appartamento per rendersi conto che qualcosa non quadra.

Samson è il titolo d’esordio di Liquid Swords, studio formato per l’occasione dal vecchio lead designer di Just Cause, nonché co-fondatore di Avalanche Studios, Christofer Sundberg. E in parte si vede: in questa voglia di restituire un mini Grand Theft Auto a misura d’uomo, nello stile macho un po’ demodé da epoca Xbox 360, nella volontà di inserirsi in una fascia di mercato coperta ormai, sostanzialmente, soltanto da Rockstar. Ma Rockstar, oltre ad avere i soldi infiniti, ha anche grandi autori e grandi autrici, designer estremamente competenti, e tanto, tanto tempo. Tempo che, a occhio, Samson non ha avuto. 

L’impressione mentre si gioca a Samson, infatti, non è soltanto di aver di fronte un videogioco profondamente mediocre, ma di esser di fronte più a una vertical slice che a una uno punto zero. È tutto abbozzato: dall’idea di design, alla narrativa, alle cutscene, a come si guida, cammina, combatte. Nonostante sia un videogioco il cui fulcro ruota attorno agli scontri a mani nude – che su carta vorrebbero stare tra quelli di Sifu e quelli di Like a Dragon – combattere non è mai soddisfacente. Ed è anche scomodo, sporchissimo, inficiato da un’intelligenza artificiale nemica che sembra uscire dritta dritta da un videogioco di terza fascia di tre generazioni fa. E a poco servono le skill sbloccabili attraverso punti esperienza cumulabili nel tempo: il combat system di Samson è semplicemente un brutto combat system. E non è neanche la parte peggiore.

Metà del vostro tempo lo passerete alla guida della vostra automobile. Potete anche saccheggiarle in giro per la città, come ci insegna il genere, ma il vostro personale mezzo di trasporto può anche attaccare, sprintare, e soprattutto comparire magicamente dietro di voi come fosse il cavallo di Red Dead Redemption 2, alla pressione di un tasto. A bordo dell’auto dovremo completare una serie di missioni che vanno dall’inseguire e distruggere un’altra auto, alle gare di velocità, al pedinamento di target specifici. Anche qui: niente di tutto questo funziona, perché il suo sistema di guida è legnoso, privo di peso, totalmente insoddisfacente in qualsiasi circostanza. E poi, perché ci stiamo cimentando in delle gare? Perché a volte basta toccare un’altra auto per farla esplodere e a volte il danno lo prendiamo noi? Perché quasi ogni automobile in città ha il NOS?

E poi, cos’altro si fa in Samson? L’obiettivo del protagonista è quello di ripagare un debito, e quindi – di conseguenza – il nostro focus è quello di completare più missioni possibili nell’arco di una giornata per ripagarlo. Certo, ogni tanto spunterà fuori una missione principale a portare avanti una storia simil-crime al limite del ridicolo, ma la cosa incomprensibile è che le missioni principali sono qui trattate come missioni secondarie, mentre le secondarie – inutili e ripetitive – si fanno centro dell’intera esperienza. Tra l’altro, perché per prendere una missione devo recarmi fisicamente in un luogo senza alcun NPC o cutscene, per poi spostarmi verso l’area effettiva della missione? Nulla ha senso.


È veramente difficile trovare qualcosa di buono nell’esordio di Liquid Swords, se non un comparto tecnico che – almeno su PC e nonostante una quantità di bug a tratti comica – può soddisfare chi cerca quel tipo di impatto visivo un po’ realistico, un po’ da arcade open world, che forse a oggi mancava. E poi un prezzo di venticinque euro che dichiara un po’ il fallimento dell’intera operazione. Il problema è che se paragonato ad altri giochi a mondo aperto dalle volontà più contenute, come un Mafia III, o i primi Like a Dragon, o se vogliamo anche i Saints Row e il sottovalutato Sleeping Dogs, Samson ne esce non male, di più. Rispetto ai suoi competitor non brilla in niente, la sua struttura è anti-intuitiva, la noia regna sovrana dopo appena un’ora scarsa di gioco. Chi cercava un antipasto a GTA VI farà bene a guardare altrove, magari tentando – piuttosto – di rivalutare altri fallimenti recenti come Mindseye.

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