Nella mia testa, Carmageddon è – e sarà sempre – il gioco sovversivo, anarchico e scorretto in cui si investono i pedoni per strada. Non è mai stato un gioco di corse, un competitivo, un racing da affiancare a qualunque altro esponente del genere: è sempre e soltanto stato un gioco basato sull’esclusiva volontà di dare fastidio. E non credo di essere l’unico a pensarla così. Mi suona strano, quindi, come 34BigThings abbia preso in mano quell’IP lì per trasformarla in un gioco di guida roguelite single-player, sostituendo oltretutto la fauna umana che infestava le mappe del gioco con degli zombie generici che assaltano la nostra vettura.

Non ne faccio una questione di sensibilità. È giusto rimodulare anche i franchise in base al contesto e al periodo storico in cui escono, ne faccio prettamente una questione di senso. Tolti gli omicidi stradali, di Carmageddon rimangono le vetture e il sound un po’ “nu-metal” che ha acquisito con le iterazioni successive al secondo capitolo, che viene qui oltretutto sottolineato da un mood visivo e sonoro sinceramente un po’ fuori tempo massimo. È un gioco grezzo e spoglio, Rogue Shift; un racing game in cui l’unico obiettivo è arrivare sul podio in una serie di gare di difficoltà crescente, mentre – gara dopo gara – pimpiamo la nostra automobile con la valuta in-game, potenziamo le armi, decidiamo quali skill migliorare. Certo, i boss di fine area, da sconfiggere prima dello scadere di un timer, restituiscono un filo di varietà alle nostre partite, così come i power-up che troviamo sul tracciato o la polizia che – in momenti casuali – cercherà di fermarci. Ma chiuse un paio di run si è sostanzialmente visto tutto quello che Carmageddon: Rogue Shift ha da offrire.
Eppure, nonostante tutto, con il nuovo titolo di 34BigThings mi ci sono divertito. Ho sentito l’esigenza, a intervalli regolari, di tornare sul gioco a farmi una run a cervello spento; di potenziare permanentemente questa o quell’arma; di sbloccare quel 4×4 che pensavo potesse aiutarmi ad arrivare più velocemente alla terza area. Non è una cosa da tutti, nel contesto del roguelite, ingolosire il giocatore nel tempo, specialmente quando non si parla di giochi perfetti, ma Carmageddon: Rogue Shift fa qualcosa di così specifico – con questo connubio tra gare, violenza, potenziamenti permanenti e non – che mi ha sinceramente intrigato.

Certo, non lo definirei mai un bel gioco. Il design è ripetitivo, tecnicamente siamo indietro di un paio di gen, il mood è generico come poche cose e la guidabilità nasconde, neanche troppo bene, sporcature da principianti; il che è bizzarro per uno studio che ha già pubblicato racing game di buon successo. Però ogni tanto anche un gioco appena sufficiente può offrire qualcosa di interessante, e a volte qualcosa di più interessante, anche, di videogiochi apparentemente più riusciti, o eleganti, o – su carta – divertenti. Carmageddon: Rogue Shift è un simpatico passatempo, soprattutto se si fa finta che non sia legato a un’IP una volta di rilievo, e che tentava un’operazione completamente diversa. Probabilmente da qui a qualche mese uscirà qualcosa, sullo stesso filone, capace di concretizzare al cento per cento la visione di 34BigThings rispetto a ‘sto mix tra racing game e roguelite che si sono inventati, ma – per ora – possiamo serenamente accontentarci del gioco mediocre, grezzo, a volte sbilanciato ma stranamente divertente che è Carmageddon: Rogue Shift.


