I videogiochi dei brony (i fan adulti di My Little Pony)

Brony nasce dall’unione di “brother” e “pony” ed è il termine con cui si sono autodefiniti i fan adulti di My Little Pony: Friendship is Magic, la quarta generazione dei My Little Pony. Ripercorro brevemente alcuni dei punti principali della loro origine.

My Little Pony nasce come linea di giocattoli della Hasbro negli anni ’80. In quel periodo erano estremamente popolari tra le bambine. Al pari di molte altre serie di giocattoli di quel periodo, My Little Pony vide anche la nascita di una serie di cartoni animati (giunta in Italia col titolo Vola mio mini pony) che serviva principalmente per promuovere i pupazzi dei personaggi. In seguito arrivarono la seconda e la terza generazione di My Little Pony: ogni passaggio generazionale era legato a un cambiamento nel design dei personaggi. Fino a qui, parliamo sempre di prodotti che interessano primariamente alle bambine e al più a qualche collezionista di giocattoli.

Tutto cambia con la quarta generazione, nel 2010. My Little Pony: Friendship Is Magic (spesso abbreviato in FiM. in Italia My Little Pony – L’amicizia è magica) viene affidato a Lauren Faust, un’animatrice che si era già distinta per il suo lavoro alle serie Le Superchicche (come story artist) e Gli amici immaginari di casa Foster (come head writer). Faust e i suoi collaboratori si mettono d’impegno per trasformare il cartone animato, a cui vogliono dare maggior profondità. Vogliono che sia qualcosa di più di un lungo spot per vendere giocattoli.

Friendship is magic

Le protagoniste di Friendship is Magic, la quarta generazione di My Little Pony

Inizialmente, l’operazione non viene accolta con grande entusiasmo. Il 19 ottobre 2010, su «Cartoon Brew», viene pubblicato l’articolo The End of the Creator-Driven Era in TV Animation di Amid Amidi, tutt’ora leggibile online. In quel momento nessuno lo sapeva, ma questo articolo sarebbe diventato un tassello chiave nella storia dei brony, ricordato e venerato negli anni a venire.

L’articolo di Amidi è di quelli in stile o tempora, o mores!, di accusa alla corruzione del tempo presente. Senza aver visto Friendship is Magic, l’autore dell’articolo si dice dispiaciuto, nel vedere che grandi nomi dell’animazione come Lauren Faust e Rob Renzetti (Le Superchicche, Il laboratorio di Dexter, ecc.) si sono ritrovati a dover lavorare coi My Little Pony, che ai suoi occhi è solo una commercialata per vendere pupazzi.

Fin qui, nulla di strano. Sembra l’ennesimo articolo scritto di pancia e che si lamenta della brutta direzione presa da un certo settore. A questo punto entra però in gioco 4chan, la bizzarra e temuta community di utenti anonimi. Gli anon di 4chan sono noti per le loro strampalate imprese (che li ha anche portati a realizzare diversi videogiochi) e non si tirano mai indietro, quando si parla di trolling e prese in giro. Un utente condivide su 4chan l’articolo di Amid Amidi. Gli anon leggono il giudizio negativo su Friendship is Magic e decidono di guardare la serie, in cerca di materiale per meme e trolling. Lo avevano già fatto in precedenza e hanno continuato a farlo anche in seguito, per esempio con il disastroso videogioco Concord (2024), che per un certo periodo è stato molto chiacchierato su /v/ (la board di 4chan dedicata ai videogiochi).

Eppure, qui avviene l’inaspettato. Gli anon scoprono che Friendship is Magic è una bella serie. Cominciano a parlarne sempre di più, e non per criticarla. I contenuti legati ai pony diventano talmente tanti da essere temporaneamente banditi da 4chan (fino alla creazione di una board apposita, /mlp/). Il movimento è partito. Man mano, quell’ondata di entusiasmo esce da 4chan e si diffonde in giro per internet.

E così nascono i brony, che si rivelano ben presto dei fan estremamente prolifici e organizzati. Scrivono complesse fanfiction (Fallout Equestria) più lunghe del Signore degli Anelli, compongono e remixano canzoni fanmade sullo show (come quelle di Living Tombstone, noto soprattutto per le sue canzoni su Five Nights at Freddy’s), mettono in piedi raduni con migliaia di partecipanti e molto altro ancora. Come intuibile, sono molto attivi anche nella creazione di videogiochi. Il movimento dei brony vive alcuni anni di grande splendore, in cui la community è estremamente vivace (e anche molto chiacchierata: sono in tanti a parlare di loro). Poi inizia il declino. Tra il 2017 e il 2018 sono già ben visibili i segni di una progressiva contrazione della community. Il colpo di grazia arriva nel 2019, quando Friendship is Magic si conclude. My Little Pony non si ferma e, l’anno successivo, riparte con la quinta generazione, ma il miracolo non si ripete.

Detto ciò, i brony non sono scomparsi. Ancora oggi, nel 2025, continuano a gestire community online, a creare contenuti e a organizzare raduni, ovviamente meno popolati del passato ma comunque partecipati. Possiamo dire che è rimasto lo zoccolo duro (scusate la battuta) di questa community. Non so se in futuro ci sarà una rinascita del movimento brony (magari con una sesta generazione?) o se il loro numero continuerà a ridursi. Tuttavia, qualunque cosa accadrà, la loro storia merita di essere ricordata. È un esempio di fandom davvero particolare. In questo articolo mi soffermerò su una componente specifica della loro attività: il rapporto dei brony con i videogiochi. in particolar modo, parlerò di alcuni videogiochi creati dagli stessi brony. Premetto fin da subito che non è un elenco esaustivo, visto che nel corso degli anni hanno creato un numero enorme di progetti. Ho selezionato alcuni dei più interessanti da raccontare.

Prima della nostra carrellata sui videogiochi realizzati da brony è utile dare un occhio ai prodotti ufficiali approvati dalla Hasbro. Diciamo fin da subito che la produttività dei brony è stata stimolata anche dalla carenza di videogiochi ufficiali. Numericamente parlando, il numero non sarebbe poi così basso, ma la maggior parte sono dei semplicissimi browser games che durano pochi minuti. L’unica eccezione degna di nota è My Little Pony (2012) della Gameloft, anche noto coi nomi My Little Pony: Magiche Eroine e My Little Pony: Magic Princess. È un mobile game in cui dobbiamo gestire Ponyville, ottenendo man mano nuovi edifici e nuovi pony. Siamo davanti alla classica struttura da social game con un sistema free to play di monetizzazione: azioni semplici, brevi, regolate da tempistiche che ti invogliano a connetterti più volte nel corso di una giornata al fine di massimizzare la progressione, e che ti invogliano a spendere per non rimanere bloccato. Come spesso avviene, sono presenti diverse “risorse” da accumulare, tra cui una valuta premium, le gemme, che sono estremamente difficili da accumulare senza spendere soldi reali. E alcuni personaggi sono decisamente costosi. Per dare un’idea, Princess Celestia costava 450 gemme, mentre Spike ne costava addirittura 1120. E il pacchetto “Montagna di Gemme”, che forniva 770 gemme, era acquistabile per 49,99 euro (sono dati del 2019, non ho verificato se poi siano cambiati i prezzi o i requisiti). E visto che più o meno qualsiasi azione può essere velocizzata utilizzando le gemme, è anche molto facile consumare inavvertitamente questa preziosa moneta con un click sbagliato. Non è un caso che questo videogioco sia stato definito “unfair” e “money grab” da numerosi brony. E dovrebbe anche far riflettere il fatto che – teoricamente – questo sia un videogioco per bambine, e l’aggressività con cui propone costantemente di fare acquisti non è proprio il massimo in quest’ottica. In seguito ci sono stati alcuni altri giochi che meritano almeno una menzione di passaggio, come My Little Pony: Harmony Quest (2016) e My Little Pony: Rainbow Runner (2017), ma non sono stati più di tanto discussi, all’interno della community. Forse anche perché, nel frattempo, erano già emersi numerosi progetti fanmade capaci di attirare l’attenzione.

Va anche detto che negli ultimi anni è uscito un altro videogioco piuttosto strutturato: My Little Pony: A Maretime Bay Adventure (2022). Il gioco appartiene alla quinta generazione di My Little Pony, per cui rimane al di fuori di quella che è stata la generazione che ha generato il fenomeno brony, la quarta. Ha comunque raccolto un certo interesse tra coloro che sono rimasti all’interno del fandom, anche considerando l’assenza di alternative ufficiali che si è sempre vista.

Them’s Fightin’ Herds (Mane6, 2020) rappresenta un caso molto interessante, perché permette di ragionare sull’evoluzione da un prodotto fanmade in un videogioco autonomo. Questo gioco nasce infatti come un picchiaduro che ha per protagoniste le eroine di My Little Pony: FiM, per trasformarsi poi in qualcosa di differente.

Tutto ha inizio con una serie di fanart, in cui vengono rappresentati dei famosi videogiochi in stile pony. Una di queste è “Marevel vs. Clopcom”, ovvia parodia della popolare serie di picchiaduro Marvel vs Capcom.  Anukan, il creatore di questa fanart, sul momento non dà troppa importanza alla sua creazione. Come racconterà in seguito, voleva solo divertirsi un po’, perdendo una quindicina di minuti con la creazione di questa parodia. Eppure, senza rendersene conto, stava gettando le basi per quello che sarebbe diventato un prodotto commerciale, una decina di anni più tardi.

Le sue immagini vengono condivise su Ponychan, in una discussione legata alle abilità combattive dei pony. Gli utenti si chiedono quale sarebbe lo stile di combattimento più appropriato per ogni personaggio dello show, se fossero dei combattenti e se si trovassero all’interno di un picchiaduro. A un certo punto, a qualcuno si accende una lampadina: forse bisognerebbe veramente realizzare un Marvel vs Capcom in salsa pony. Diversi brony sono degli “smanettoni” con buone competenze informatiche e artistiche. Non sarebbe certo impossibile mettere insieme una squadra capace di realizzare un simile prodotto. In particolar modo, il primo ad avere l’idea sarebbe un utente di nome Nappy, che raduna intorno a sé un team noto come Mane6, un ovvio omaggio alle mane six, le sei protagoniste di My Little Pony: FiM. Anche Anukan, il creatore delle prime fanart, fa parte della squadra. Insieme a Jay Wright, Lucas Ellinghaus, James Workman e Prominence formano un team di sei persone, proprio come sono sei le protagoniste del cartone animato.

Studio modello di Applejack

Uno studio sul modello e sulle hitbox di Applejack, una delle mane six.

I lavori cominciano nel 2011. Pur non avendo esperienza pregressa con l’engine, decidono di utilizzare Fighter Maker 2D, che consente di realizzare delle buone animazioni per i lottatori. Iniziano a fare esperimenti, seguendo i (pochi) tutorial presenti all’epoca. Dopo qualche settimana di lavoro iniziano a padroneggiare le basi dell’engine. È quindi tempo di capire a quale modello di picchiaduro ispirarsi. Questo è un indizio significativo sulla loro volontà di realizzare un prodotto che sia effettivamente interessante e piacevole da giocare. Per far combattere dei pony sarebbe bastato realizzare qualche personaggio per Mugen. Dopo varie incertezze, optano per un sistema basato su tre tasti, che corrispondono ad attacchi leggeri, medi e pesanti. Sembra il giusto compromesso tra l’accessibilità e la profondità. Vogliono realizzare un gioco con cui i brony possano divertirsi (per cui deve essere comprensibile dai neofiti), ma al tempo stesso deve essere un prodotto che risulti interessante anche per i fan dei picchiaduro. Il loro progetto prende il nome di My Little Pony: Fighting is Magic.

Il primo trailer del gioco viene pubblicato a giugno 2011. Fino a quel momento, My Little Pony: Fighting is Magic era stato visto più che altro come uno scherzo, ma il filmato mostra la capacità e la dedizione del team. Non è un gioco fanmade fatto in fretta e furia, è un progetto con un ottimo potenziale. Ogni pony ha uno stile di lotta che unisce le sue caratteristiche nella serie animata con un archetipo dei picchiaduro.

Selezione personaggi

La schermata di selezione dei personaggi.

My Little Pony: Fighting is Magic circola sempre di più anche al di fuori della community brony. Molti appassionati di picchiaduro sono incuriositi da un simile lavoro. Eppure, più cresce la popolarità del gioco e più il team è preoccupato. Ogni giorno potrebbe arrivare una cease and desist letter dalla Hasbro. Nonostante tutto, hanno qualche speranza di evitare gli avvocati della Hasbro. In altre occasioni, l’azienda ha dimostrato una certa apertura nel confronto dei prodotti fanmade. In fondo, sono dei contenuti che non devono pagare e che aiutano a diffondere tra i brony (e non solo) l’interesse verso quei personaggi. Il team di Mane6 ha fatto il possibile per mantere “pulito” il gioco: anche se le protagoniste si picchiano, non c’è alcuna traccia di sangue e la violenza è molto cartoon.

Ma la loro fortuna non dura a lungo. Alla fine, la lettera di Hasbro arriva, nel febbraio del 2013. Devono interrompere lo sviluppo del gioco. O, perlomeno, devono rimuovere tutto ciò che è legato a My Little Pony: FiM. Sarebbe un peccato abbandonare del tutto il progetto, soprattutto considerando che ha suscitato l’interesse di molte persone, tra cui la stessa Lauren Faust, colei che ha lavorato alla quarta generazione dei My Little Pony. Faust in persona offre una mano nella creazione di nuovi personaggi, da utilizzare in un videogioco originale che possa essere venduto. In questa fase, il progetto si chiama ancora Fighting is Magic, senza più il “My Little Pony”. I vari personaggi sono già abbinati a determinati archetipi ed è molto interessante l’idea di avere un gruppo di combattenti a quattro zampe. Servono dei nuovi quadrupedi che sostituiscano i pony della Hasbro.

Vengono creati sei personaggi originali, ciascuno dei quali riprende lo stile di lotta precedentemente assegnato a una delle mane six di My Little Pony: abbiamo così Arizona la mucca, Velvet la renna, Paprika l’alpaca, Oleander l’unicorno, Pom la pecora e Tianhuo il longma (un leggendario ibrido cavallo-drago della mitologia cinese). Ciascuno di questi personaggi è il campione della propria tribù. Devono sfidarsi in dei combattimenti per capire chi di loro sarà destinato a proteggere questo mondo di quadrupedi dai “Predatori”, delle bestie carnivore. Come ulteriore punto di contatto con i personaggi di My Little Pony, il team riesce anche a coinvolgere l’attrice Tara Strong – che aveva doppiato la pony Twilight Sparkle – per essere la voce di Arizona.

Lo sviluppo del gioco è stato finanziato attraverso una campagna su Indiegogo che ha raccolto circa 570.000 dollari (l’obiettivo previsto era di circa 425.000 dollari). Come spesso accade, il superamento dell’obiettivo di base era accompagnato dalla promessa di ulteriori contenuti. In questo caso si è trattato di un settimo personaggio giocabile: la capra piratessa Shanty, che è stata poi effettivamente aggiunta alla squadra.

Mane six a confronto

Le mane six di My Little Pony e il loro corrispettivo in Them’ Fightin’ Herds.

Them’ Fightin’ Herds è un ottimo esempio per mostrare come si sia evoluto quel processo partecipativo che ha portato determinate community a essere sempre più coinvolte nella realizzazione attiva di contenuti. Negli studi sui fandom e sulle audience si sono avvicendati nel tempo diversi concetti, dal prosumer di Toffler al produser di Axel Bruns, passando per il petty-producer di Abercrombie e Longhurst e molti altri. Pur definendo figure e pratiche un po’ differenti, al fondo si parla sempre di un appassionato con grandi competenze tecniche in uno o più settori, che va a sfruttare per la creazione di contenuti inediti legati a un immaginario narrativo che ama particolarmente. Them’ Fightin’ Herds rientra perfettamente in questo orizzonte. È un videogioco di qualità, che è riuscito a vivere anche oltre la cease and desist letter inviata dalla Hasbro, modificando i suoi personaggi, che pure erano nati da una forte passione per My Little Pony. È un po’ come quando si scopre che un romanzo di successo è la rielaborazione di una fanfiction, ma su una scala ancor più ampia, visto che fare un videogioco richiede competenze molto più differenziate rispetto alla scrittura di una storia.

La passione della community ha trionfato. Them’ Fightin’ Herds non è diventato un prodotto ufficiale My Little Pony, ma ha continuato la sua strada, giungendo infine alla pubblicazione. Ma la passione può rivelarsi pericolosa. Da un lato, può portare alcune persone a imbarcarsi in progetti troppo ambiziosi, che non sono in grado di gestire. Dall’altro, può essere sfruttata da degli approfittatori. Vediamo allora alcuni casi in cui la grande passione dei brony è stata mal indirizzata.

Molti hanno definito Dark Skyes uno “scam”. Nel migliore dei casi, è stata un’operazione molto ingenua. Nel peggiore, un esplicito tentativo di sfruttare la passione dei brony e poi scappare coi soldi. Ma che cos’è questo Dark Skyes?

Nel 2014, su Kickstarter appare un progetto intitolato Dark Skyes — an EPIC brony dating sim. Il sottotitolo riporta: «Brony dating sim with deep RPG elements, 100+ gameplay hours, and gorgeous artwork». Il creatore del progetto pone come obiettivo la raccolta di 7500 dollari. Una cifra molto bassa, per un simile progetto. Per quanto si stia parlando di una visual novel – che è un genere piuttosto “accessibile” da sviluppare – anche solo le 100 ore di gameplay promesse corrispondono a un numero enorme di dialoghi, che devono essere accompagnati da immagini (ed eventualmente video). La pagina Kickstarter del progetto sottolinea però che Dark Skyes ha raggiunto uno stadio molto avanzato della lavorazione. Per cui quei 7500 dollari servirebbero solo a coprire il polishing, pagare i doppiatori e gli artisti. Ma la spiegazione genera ancor più perplessità. Non tanto per la cifra in sé (sarebbe molto bassa per pagare dei professionisti affermati, ma se ha lavorato commissionando gli artkwork ad artisti emergenti può avere senso), ma per il senso stesso dell’operazione. Se questo videogioco è “quasi pronto”, perché non far circolare una demo giocabile, così da invogliare la raccolta dei fondi? Perché tenere segreto questo progetto per tre anni e mostrarlo solo ora? La community brony conosceva My Little Pony: Fighting is Magic – tanto per fare un parallelismo con il caso trattato in precedenza – fin da quando il progetto era in una forma assolutamente embrionale. Inizialmente anche Fighting is Magic fu accolto con scetticismo (sembrava troppo ambizioso), ma poi vennero mostrate delle prove concrete sui progressi in corso. E questo avvenne quando il gioco era ancora decisamente acerbo. Di Dark Skyes, teoricamente prossimo alla conclusione, non si sapeva nulla. Si vedono giusto un paio di immagini con dei pony e delle opzioni di dialogo selezionabili, ma non sembrano nemmeno screenshot dell’effettivo gioco. Anche il trailer presente sulla pagina Kickstarter (potete guardarlo qui) è decisamente strano.

Kickstarter Dark Skyes

La pagina Kickstarter di Dark Skyes.

Dark Skyes

Una delle immagini di Dark Skyes.

Non c’è molto altro da dire su Dark Skyes, in realtà. La campagna ha raccolto qualche soldo, ma si è fermata a metà del traguardo previsto. Molti hanno sollevato dubbi, chiedendo di vedere una demo, o perlomeno più materiale del gioco, ma non hanno mai ricevuto una risposta soddisfacente. Nonostante ciò, vale la pena ricordarlo come esempio di una più ampia serie di esperimenti, volti a catturare l’attenzione dei brony (e a far spendere loro soldi). Se Dark Skyes proponeva una serie di storie d’amore tra pony, nel classico spirito di un dating simulator, c’è anche chi ha fatto un passaggio aggiuntivo, realizzando un effettivo sito di dating per brony. Il suo nome è BronyMate e sembra essere tutt’ora attivo. Molte persone lo hanno descritto come uno “scam”, popolato da un gran numero di bot e con sistemi di abbonamento (e rinnovo di quest’ultimo) decisamente poco trasparenti. Non mi sono spinto fino al punto di realizzare un account per una verifica diretta, ma non sarebbe certo un caso unico. Molti siti di dating estremamente verticali su una certa nicchia di persone si sono purtroppo rivelati delle scatole vuote pensate per racimolare un po’ di soldi, facendo leva sulla difficoltà che alcuni hanno nel rivelare pubblicamente certe loro passioni.

Fin qui abbiamo visto esempi di progetti che si trasformano nel tempo, lasciandosi alle spalle la loro origine pony, mentre altri non partono mai.  In altri casi ancora, ci si trova davanti a progetti molto ambiziosi, che in qualche modo vengono portati a termine, mancando tuttavia la finestra temporale in cui avrebbero potuto esprimere il loro pieno potenziale.  

Mettere in piedi un MMORPG non è un’impresa semplice, per cui l’esistenza stessa di Legends of Equestria (LoE Team, 2017) è comunque un traguardo degno di essere menzionato. Tutto ha inizio nel 2011, con un altro progetto analogo chiamato Equestria Online, che sarebbe a sua volta dovuto essere un MMORPG ispirato al mondo di My Little Pony. Oggi non c’è più traccia di questo primo videogioco, ma è ancora possibile vederne il sito tramite WayBack Machine. Nel 2012 il team originario si disgrega, per qualche differenza di vedute. In particolar modo, come riportato in un post su un forum, questa divisione sarebbe nata in seguito all’eccessivo controllo sul progetto esercitato da RainDrop, la persona che aveva originariamente avviato lo sviluppo.  Nello stesso giorno in cui viene annunciato che i lavori a Equestria Online non proseguiranno, si scopre che una parte del team si è spostata su un nuovo progetto: Legends of Equestria.

Da allora, il team ha continuato a lavorare. Nel corso degli anni, Legends of Equestria ha ricevuto numerosi aggiornamenti ed è stato considerato effettivamente “pubblicato” nel 2017. Lo sviluppo non si è comunque fermato, visto che l’ultimo aggiornamento del gioco è arrivato a dicembre 2024. Oltre ai soliti bugfix e dintorni, questi aggiornamenti sono anche pensati per introdurre quest tematiche, come quelle natalizie. Proprio come in ogni videogioco online degno di questo nome. Se si osserva la pagina del team di Legends of Equestria è possibile notare che i nomi coinvolti sono parecchi. Questo dovrebbe servire anche come utile promemoria per tutti i piccoli team alle prime armi che vogliono imbarcarsi in videogiochi complessi come gli MMO: persino un esponente piccolo e amatoriale del genere come Legends of Equestria ha coinvolto numerose persone per diversi anni.

Legends of Equestria

Un gruppo di avatar di Legends of Equestria.

Pensandoci bene, è effettivamente incredibile che Legends of Equestria sia ancora attivo e supportato, considerando come si è evoluta negli ultimi anni la community brony, che si è sempre più ridimensionata. Nel 2017 – anno in cui Legends of Equestria iniziava a sviluppare il suo effettivo potenziale – c’era già chi leggeva le prime avvisaglie di un cambiamento in atto. Tra il 2019 e il 2020 si è vista una considerevole emorragia nelle community brony. Peraltro, come ricordavo all’inizio di questo articolo, verso la fine del 2019, si è anche chiusa l’ultima stagione di Friendship is Magic, la quarta generazione di My Little Pony, quella che aveva dato vita al fenomeno. A volte si tende infatti a dimenticare questo dettaglio: la maggior parte dei brony non è fan di My Little Pony nel suo insieme, ma solo della quarta generazione, quella trasmessa nel 2010 e creata da Lauren Faust. Certo, nel mezzo c’è anche chi ama collezionare i vecchi giocattoli degli anni ’90 e cantare Vola Mio Mini Pony, ma non sono certo la maggioranza. Allo stesso modo, la quinta generazione di My Little Pony ha i suoi fan, ma non è un fenomeno minimamente paragonabile a quel che si vide nel 2010, con l’avvento di Friendship is Magic. Ed è effettivamente difficile riuscire a mantenere vivo un fandom per lungo tempo, soprattutto quando esso è così specifico e cominciano a scarseggiare nuovi prodotti. Cosa che non si vede altrove, per esempio nella community furry.

Spesso i brony vengono confusi con i furry, i fan degli animali antropomorfi, ma sono due cose differenti. Un brony può essere anche un furry, e viceversa, ma non è una sovrapposizione obbligatoria o sempre presente, nonostante i punti di contatto. Per esempio, gran parte dei furry ha una sua fursona (un alter ego furry) e gran parte dei brony ha una ponysona (un alter ego pony). Ma i furry possono trarre ispirazione da un numero enorme di prodotti con animali antropomorfi, da Brisby e il segreto di NIMH (1982) a Zootropolis (2016), dai Looney Tunes a Beastars (2016-2020), dal Robin Hood (1973) della Disney ai racconti di Beatrix Potter, giusto per fare qualche esempio totalmente casuale. Un brony è definito dal suo interesse per My Little Pony: Friendship is Magic. Potrebbe non avere alcun interesse verso animali antropomorfi, verso altre generazioni di My Little Pony e neanche verso l’equitazione.

Alla luce di tutto ciò, stupisce vedere che nel 2025 l’MMO Legends of Equestria sia ancora attivo e frequentato. Certo, anche loro hanno constatato l’emorragia di giocatori, trovandosi ad accorpare in un solo server quelli che sono rimasti. Ma a quanto pare i brony perdurano. Magari alcuni di loro si sentono come i famosi “ultimi giapponesi” rimasti a combattere, o come gli abitanti del villaggio di Asterix (l’unico a non esser stato conquistato), ma sono ancora attivi.

L’unione degli opposti funziona (quasi) sempre. Ecco perché molte persone si sono divertite nel creare contenuti horror e splatter a tema My Little Pony, inventando storie che connettessero il colorato mondo dei pony a un lato oscuro e disturbante. Esistono un gran numero di produzioni fanmade di questo genere, tra cui diversi video tutt’ora presenti su YouTube, che a volte hanno anche un’apertura ingannevolmente innocente. Come il video Cupcakes HD, in cui si vedono Pinkie Pie e Rainbow Dash che ballano mentre preparano dei cupcakes… fino a quando Pinkie Pie imprigiona e fa a pezzi l’amica, per usarla come ingrediente dei suddetti cupcakes. O come la serie PONY.MOV, in cui Fluttershy è un’assassina psicopatica, Pinkie Pie ha seri problemi con la droga e Twilight Sparkle tenta di riportare in vita i morti. Oppure, spostandosi dai video alle fanfiction, si possono ricordare storie come Rainbow Factory di AuroraDawn, in cui si scopre che gli arcobaleni vengono prodotti sacrificando dei pony. Questa storia è peraltro ispirata all’omonima canzone di WoodenToaster. Un’altra storia che viene spesso ricordata come una delle più disturbanti è Sweet Apple Massacre. E gli esempi potrebbero continuare a lungo. In questo scenario, non sono ovviamente mancati i videogiochi horror a tema My Little Pony.

Possiamo per esempio ricordare Smile.exe (2017), pubblicato da kaykemqs su «Game Jolt». Fin dal titolo scelto, si percepisce l’omaggio al più noto Sonic.exe (2012). Quest’ultimo era un breve videogioco fanmade ispirato a Sonic The Hedgehog, che era stato giocato da un gran numero di youtuber. Un elemento interessante di Sonic.exe era la sua capacità di rompere la quarta parete, chiamando per nome il videogiocatore. Un espediente che sarebbe stato ripreso anni più tardi dal celebre Doki Doki Literature Club! (2017). Al pari di Sonic.exe, anche Smile.exe comincia presentando un videogioco in apparenza “normale”, tranquillo, che rivela tuttavia una realtà orrorifica e contiene dei jumpscare (per chi volesse approfondire i jumpscare videoludici, vi segnalo questo articolo qui su FinalRound). Vediamo Pinkie Pie che gironzola tranquilla per Ponyville, salutando i suoi amici; poi, all’improvviso, tutto cambia: il terreno si riempie di sangue, i pony appaiono tutti smembrati e Pinkie Pie è diventata Pinkamena. Quest’ultimo nome merita un minimo di spiegazione perché – come si suol dire – c’è dietro parecchia lore. Nel canone di My Little Pony: Friendship is Magic, Pinkamena è semplicemente il nome di battesimo di Pinkie Pie. Ma nel fandom ha assunto un altro significato: viene utilizzato per indicare una sorta di personalità alternativa di Pinkie Pie, un po’ come Mr. Hyde per il dottor Jekyll. Per cui, in molte storie, quando prevale la personalità di Pinkamena, la giovane pony rosa impazzisce e inizia a compiere gesti terribili.

Pinkie Pie
Pinkamena

Il cambiamento in Smile.exe. Sopra c’è Pinkie Pie, sotto è diventata Pinkamena.

Pinkamena è un ottimo esempio per ricordare una grande verità: le versioni horror, twisted e oscure che funzionano maggiormente sono quelle che hanno un fondamento canonico, seppur fortemente estremizzato. Perché, in effetti, c’è un episodio di My Little Pony: Friendship is Magic in cui Pinkie Pie scivola lentamente verso la follia. L’episodio in questione è La festa di compleanno (Party of One, 01×25). Pinkie Pie ha invitato le sue amiche a una festa, ma nessuna di loro ha partecipato. Intristita, la spensierata pony rosa comincia a festeggiare con un gruppo di oggetti inanimati, trattandoli come degli amici. Questa discesa nella follia è accompagnata anche da un cambiamento visivo: ha uno sguardo spiritato e la sua vaporosa criniera diventa liscia. Ovviamente, nel cartone animato tutto si risolve nel migliore dei modi: le sue amiche non si erano presentate perché stavano a loro volta organizzando una festa a sorpresa per lei, e appena scopre questa notizia Pinkie Pie torna l’allegra pony di sempre.

Il compleanno di Pinkie Pie

Pinkie Pie nell’episodio La festa di compleanno.

I brony hanno portato alle estreme conseguenze il cambiamento di personalità di Pinkie Pie, ma si può dire che non abbiano inventato nulla da zero. La base per la creazione di “Pinkamena” era già presente all’interno dello stesso show.

L’esempio di Smile.exe ci porta anche a sottolineare un’altra cosa: gran parte dei videogiochi horror a tema My Little Pony sono rifacimenti più o meno diretti di altri giochi spaventosi di grande successo. Un altro noto esempio che si può fare è Five Nights at Pinkie’s (2015), ovviamente ispirato al popolarissimo Five Nights at Freddy’s (2014) di Scott Cawthon. Anzi, più che di “ispirazione”, in questo caso si può parlare di una vera e propria copia carbone, in cui la stragrande maggioranza degli elementi visti nel gioco originario viene riproposta senza particolari modifiche. A cambiare sono i personaggi, visto che vengono inseriti quattro pony robotici al posto dei quattro animatronic originali: Freddy è Pinkie Pie, Chica è Fluttershy, Bonnie è Twilight Sparkle e infine Foxy è Rainbow Dash. A parte questo (e un paio di altri nomi modificati), è tutto uguale all’originale: le telecamere, le cinque notti, l’orario in cui si attivano gli animatronic, ecc.

animatronic pony

Gli animatronic pony di Five Nights at Pinkie’s.

Oltre al gioco, sono stati prodotti numerosi altri contenuti fanmade che hanno come protagoniste queste versioni robotiche delle mane six. C’è per esempio una serie di video SFM (qui un esempio), ovvero di contenuti realizzati con Source Filmmaker, un tool utilizzato da molti creatori di machinima (video fatti con materiale videoludico, registrando delle partite o – come in questo caso – manipolando degli assets).

Ci sono molti altri “cloni” di horror famosi che potrebbero essere citati, come Derp Till Dawn (2013), ispirato al popolare Slender Man. Altri hanno un rapporto meno diretto con dei videogiochi più famosi, pur attingendo comunque a piene mani a certi immaginari condivisi. È per esempio il caso di Pinkie Pie’s Cupcake Party (2019), che rientra nel filone di videogiochi creepypasta che mescolano oscuri segreti (nascosti sotto la superficie di un mondo apparentemente innocente), rottura della quarta parete e metanarrazione.

Alcuni videogiochi horror, quelli che utilizzano personaggi originali, sono approdati anche su Steam. È per esempio il caso di D’LIRIUM (2023) realizzato da B52 Development Studio. Il gioco è un ibrido tra un horror e uno shooter, con protagonisti dei pony chiaramente ispirati a quelli di Friendship is Magic ma sufficientemente distinti da essere personaggi originali.

Sono stati citati parecchi videogiochi, fin qui, eppure non è che la punta di un iceberg. Ho selezionato alcuni dei casi più interessanti e curiosi, ma il fandom brony ne ha prodotti molti altri.

Alcuni di questi sono in circolazione da diversi anni, come per esempio Adventures in Equica: Unicorn Training, originariamente pubblicato nel 2014 e poi scomparso dalla circolazione, dopo che la sua app era stata rimossa dallo store. È tornato dopo dieci anni (nel 2024) in una nuova versione per Itch.io. Adventures in Equica è un gioco simile ai vecchi The Legend of Zelda: bisogna superare una serie di dungeon utilizzando i poteri magici dell’unicorno protagonista, che svolgono più o meno la stessa funzione dei classici oggetti utilizzati da Link.

Un’operazione nostalgia, insomma, e non è certo l’unica. Anzi, alcune sono ben più radicali, come per esempio Adventure Ponies (2019), realizzato come se fosse un videogioco per gli home computer Atari 8bit. E c’è anche chi ne ha realizzato una versione effettivamente pensata per quei vecchi home computer.

Un’altra “lettera d’amore” ai videogiochi del passato è Battle Gem Ponies (2024) di YotesMark: uno strategico a turni “old school” legato al genere Monster Tamer. Si comanda un pony che può ruotare tra tre differenti forme in battaglia, selezionabili da una gamma ben più ampia. Ciascuna di queste forme presenta punti di forza e di debolezza. Si tratta di un progetto relativamente ambizioso, che è stato supportato da una buona campagna Kickstarter e per il quale è prevista una futura pubblicazione su Steam e console (attualmente è in vendita su Itch.io).

Anche sulle mod si potrebbe aprire un lungo capitolo. C’è per esempio Equestria at War, una mod per Hearts of Iron IV che propone una versione militaresca, industrializzata e corrotta del colorato mondo di Equestria. In generale, i brony si sono sempre divertiti a “ponyficare” altro materiale, per cui le mod non stupiscono di certo. Se esiste un’armata di Warhammer 40.000 a tema pony, tutto è possibile.