Qual è il modo più efficiente di mettere il cinema nel videogioco? Qualcuno direbbe che il filone alla David Cage è il più cinematografico, ma laddove Detroit: Become Human assomiglia (alla lontana) a un film, si avvicina meno a un videogioco. Allora qualcuno citerebbe quei prestige game alla Uncharted, che vivono di lunghi set pieces che ricordano molto da vicino il cinema action più muscolare degli ultimi vent’anni. È vero, spesso riescono a dimostrarsi una buona sintesi, ma il gameplay è particolarmente invadente, e il loro aspetto videogioco risulta comunque preponderante. Paradossalmente, per me, sono invece i videogiochi alla Inside, alla Limbo, alla Trek to Yomi, quelli che riescono a traslare con più grazia gli stilemi del cinema attraverso il gaming. Un po’ perché durano poco più di un film, un po’ perché la mancanza di troppi dialoghi li fanno sembrare meno impacciati, e perché soprattutto presentano un lavoro sulla messa in scena controllato e costante, che suggerisce sempre un’inquadratura reale o una visione specifica del mondo.
Tutto ‘sto preambolo per dirvi che Replaced, l’esordio di Sad Cat Studios, è il miglior gioco cinematografico possibile. E non perché si giochi poco, anzi, ma perché prende quell’idea di messa in scena seminata da altri esponenti del videogioco a scorrimento orizzontale, e la arricchisce con decine di idee di messa in scena, rendendo ogni camminata, scazzottata o set pieces un momento di cinema vero.

Anche la storia, d’altronde, si rifà in egual modo a cinema e videogiochi: da Blade Runner a Cyberpunk 2077. Warren è uno scienziato che sta lavorando da anni a un’IA potenzialmente capace di regolare i pesi sociali del mondo. Quando durante un esperimento qualcosa va storto, Reach (il nome che è stato assegnato all’IA) si impossessa del corpo di Warren, e si ritrova costretta a scappare da una megacorp che assomiglia più a un governo totalitario che a un’azienda legata alle nuove tecnologie. Il soggetto in sé, chiaramente, non è nulla di nuovo. Lo sviluppo del personaggio è quello che ci aspettiamo, i movimenti di trama, in buona parte, anche. Ma la sceneggiatura è solida e appassionante, molto più che in altri giochi in cui lo sforzo nel presentare l’elemento narrativo è decisamente più marcato.
D’altronde qui, per quanto si potrebbe pensare il contrario, è il gameplay a farsi protagonista dell’esperienza, proponendo un’avventura 2.5D abbastanza tradizionale che mischia esplorazione, puzzle solving e combattimenti. Partendo da questi ultimi: Replaced propone una lunga serie di scontri melee che adattano in modo particolarmente efficace il free flow dei Batman Arkham in un contesto a due dimensioni. Si attacca, si schiva, si contrattacca alla vista di un alert a schermo e si incastrano le skill a disposizione per completare il più velocemente possibile gli scontri. Sono combattimenti carnali e sfidanti, la cui unica pecca è ripetersi un po’ allo sfinimento senza grandi variazioni sul tema, fino alla fine del gioco.

Da questo punto di vista sono forse i puzzle a fare il lavoro più vario. È vero che la maggior parte degli enigmi si basano su casse da spostare, salti e oggetti da trovare, ma è anche vero che vengono inseriti gradualmente elementi che rendono non solo sempre stimolanti gli enigmi, ma che a volte vanno a sostituirli per intere sezioni con dell’altro, lavorando in modo più che dignitoso con il flow del gameplay.
Ma il lavoro migliore lo fa, paradossalmente, l’esplorazione. Replaced è un videogioco dritto, che si apre a una sorta di mini open-map esplorabile liberamente soltanto in alcuni brevi capitoli, che offrono oltretutto la possibilità di affrontare una piccola manciata di missioni secondarie. Eppure ogni movimento di camera, ogni inquadratura, ogni pixel che vediamo a schermo è calcolato con una perizia tale da rendere ogni camminata soddisfacente e unica. È un tipo di lavoro che, così certosino, l’avevo visto recentemente soltanto nei lavori di Leonard Menchiari, tra cui il sopracitato Trek to Yomi, ma anche lo splendido The Eternal Castle, che riportava il tutto a una dimensione a 1 bit.

Ecco, qui invece, sul fronte tecnico, c’è anche un impatto al contempo iper-moderno e retrò: un mix straordinario tra pixel art e profondità da cui è impossibile rimanere indifferenti. Gran parte del lavoro lo fanno le lenti apertissime con cui il nostro personaggio è inquadrato, che spesso e volentieri tengono a fuoco soltanto pochi centimetri di mondo, dandoci un’idea di profondità difficile da replicare nel gioco in pixel art. Ma poi c’è anche una fotografia effettivamente straordinaria (a cui sono accreditate addirittura tre figure) che dipingono sempre con grazia una varietà di scenari ragguardevole per un videogioco di queste dimensioni e che – ricordiamolo – nasce tra l’Ucraina, la Polonia e la Bielorussia, e che ha subito ritardi e ostacoli importanti a causa del conflitto iniziato nel 2022.
Eppure Replaced delle cose le sbaglia anche, e la causa è una e una soltanto: la sua durata. Nonostante fossi sicuro che il titolo di Sad Cat Studios non avrebbe superato le cinque, sei ore di gioco, mi sono ritrovato invece davanti a un prodotto che sfiora le dodici ore complessive per arrivare ai titoli di coda. Una durata forse mai vista nello stesso contesto, e che si allinea incredibilmente a quella di Pragmata, di Resident Evil: Requiem, insomma: di tutti i grossi tripla A di questo periodo. La domanda è: le regge queste dodici ore? Più o meno. Da una parte l’ambizione spropositata non solo si sente, ma riesce addirittura ad abbracciare in buona parte chi gioca, facendogli sentire il peso di un titolo che non vuole essere un “piccolo Cyberpunk”, ma quasi un kolossal della fantascienza in due dimensioni. E di questo gliene va dato atto.

Dall’altra parte, la ripetitività di quel tipo di gameplay, alla lunga, rischia di scocciare. Il gioco cambia, sembra autoregolarsi nel bilanciamento, introduce e leva meccaniche con la speranza di non risultare monotono nemmeno per un secondo. Ma dodici ore sono tante, per un videogioco di questo tipo, e inevitabilmente, dopo sei o sette ore, la stanchezza inizia a farsi sentire. Questo perché Replaced non è un videogioco particolarmente divertente. Interessante? Sì. Stimolante? Pure. Bello da giocare? Anche. Ma non lo definirei un tipo di esperienza su cui si ha voglia di tornare in continuazione. È tutto al servizio del racconto, e il racconto si spinge troppo oltre.
Questo non fa di Replaced un brutto gioco, anzi. L’unico altro difetto, se proprio vogliamo citarlo, è un comparto audio un po’ sottotono e un mancato doppiaggio che avrebbe reso un po’ più umani dei personaggi di cui siamo costretti a leggere i dialoghi soltanto a schermo, ma l’esordio di Sad Cat Studios rimane un videogioco straordinario e unico, capace di sprigionare un fascino che è difficile trovare altrove. Paga soltanto il pegno delle sue ambizioni; ma è d’altronde soltanto da quelle stesse ambizioni che poteva nascere un’opera così unica, epica e cinematografica qual è Replaced.



