Avevo otto anni, era l’estate del ’90 in Sicilia e passavo il tempo tra tuffi, brioche con il gelato e i gol di Totò Schillaci. Al bar dello stabilimento balneare avevano allestito una piccola sala giochi con alcuni cabinati. Funzionava così: mia madre prendeva il caffè al bancone e io avevo circa quindici minuti per un paio di gettoni da imbucare in uno dei cabinati. “Tra tutti questi giochi mio figlio ha scelto Tetris, è molto intelligente sapete?” diceva mia mamma alle amiche. E così avevo la benedizione dei miei genitori – anzi – talvolta avevo la sensazione che quell’incastrare pezzi e fare linee fosse un investimento per il mio futuro, una sorta di laurea anticipata.
Quel gioco è rimasto nella mia vita. E nella vita di molti altri. Tetris è infatti il gioco più venduto di tutti i tempi, o forse il secondo, dipende da chi lo conta e come. Aggregando tutte le versioni su tutte le piattaforme, il numero ufficioso supera le 500 milioni di copie. Minecraft è a 350 milioni, ma è un titolo solo. La disputa è tutta metodologica, e in un certo senso racconta già qualcosa di Tetris: è un videogioco così frammentato tra versioni, piattaforme e decenni che persino contarlo è complicato.

Una parte di quella diffusione capillare ha radici precise nella storia dei diritti. Nei primi anni di vita, Tetris circolò praticamente senza controllo: i diritti erano aggrovigliati in una rete di accordi informali tra l’Unione Sovietica, un imprenditore britannico e una serie di publisher occidentali che si credevano tutti autorizzati. Il risultato fu che il gioco finì su ogni supporto disponibile – PC, cabinati, console e persino calcolatrici – prima ancora che qualcuno riuscisse a stabilire chi dovesse guadagnarci davvero. Alexey Pajitnov, il suo creatore, non vide un soldo per tredici anni.
Ed è esattamente questa storia – straordinaria, grottesca, improbabile come una commedia degli errori – che Tetris Forever di Digital Eclipse ha deciso di raccontare, in occasione del quarantesimo anniversario del gioco nel 2024.
È la storia appunto di un ricercatore sovietico, Alexey Pajitnov, che nel 1984, in un ufficio condiviso con tre colleghi, su un Ėlektronika-60 che era già quasi un pezzo di antiquariato allora, inventò il gioco perfetto. Senza nemmeno avere il diritto di farlo, tecnicamente, perché quel computer apparteneva allo Stato e qualsiasi cosa creata in quel computer apparteneva allo Stato. Comunque Pajitnov combinò la parola greca tetra (quattro) con il suo sport preferito, il tennis. Ha chiamato il gioco Tetris. E da quel momento in poi, non ha più controllato niente.
Quello che è successo dopo è una delle storie più incredibili che il mondo dei videogiochi abbia mai prodotto: una battaglia commerciale e diplomatica tra americani, inglesi, giapponesi e sovietici che assomiglia più a un romanzo ambientato nella guerra fredda che alla storia di un puzzle game. C’è Robert Stein che vende diritti che non ha. C’è Henk Rogers che vola a Mosca senza conoscere nessuno e finisce a bere vodka con Pajitnov. C’è Nintendo che soffia i diritti per il Game Boy ad Atari Games con una mossa degna di un film di spionaggio. C’è Gorbaciov che a un certo punto dice letteralmente a Maxwell (il papà di Ghislaine, compagna di Jeffrey Epstein, oggi che non si parla d’altro, ndr) di Mirrorsoft di smettere di rompere le scatole per Tetris perché ha altro a cui pensare, tipo la Perestrojka.
Tetris Forever racconta tutto questo. E lo fa attraverso oltre novanta minuti di materiale documentaristico originale: interviste, archivi, pubblicità d’epoca, ricostruzioni. La cura con cui Digital Eclipse ha costruito questo impianto narrativo è davvero straordinaria. Pajitnov parla con quella sua umiltà disarmante, come se ancora non riuscisse ancora a credere a quello che ha fatto. Henk Rogers racconta tutto con una passione contagiosa. Ci sono anche Phil Adam e Gilman Louie di Spectrum HoloByte, Maya Rogers, e persino Tetsuya Mizuguchi, il creatore di Tetris Effect, a offrire una prospettiva più contemporanea sul lascito del gioco.

Il formato funziona. Funziona benissimo. Forse meglio di qualsiasi altro documentario interattivo abbia visto su questo medium. E per chi ama il videogioco come forma culturale, come linguaggio e non solo come intrattenimento, questo tipo di operazione vale già da sola il prezzo del gioco.
Tetris Forever include ventuno versioni del gioco e qui comincia la parte complicata, quella che bisogna dire con chiarezza ai potenziali acquirenti: non troverete le versioni più conosciute e diffuse.
La versione Game Boy non c’è. Quella versione. La versione che mi regalarono in bundle con la console a cristalli liquidi, che ha venduto trentacinque milioni di copie. La versione che il documentario stesso, in modo masochistico, cita come la più importante della storia del franchise. Henk Rogers, afferma, con una grandissima faccia tosta disse prima del lancio della handheld al presidente di Nintendo of America Minoru Arakawa: “Se volete che i bambini comprino il vostro Game Boy includete Super Mario. Se volete che tutti comprino il vostro Game Boy allora includete Tetris”.
Comunque quel gioco non è incluso nella raccolta: non c’è perché Nintendo non è quell’amico che ti presta un suo gioco se poi lo presti a tutti e va alla concorrenza (Xbox, Playstation, Pc). Digital Eclipse ha sicuramente fatto del suo meglio in una situazione in cui si ripresenta il problema contrario della nascita di Tetris: quel gioco è mio e posso riportare a casa il pallone quando voglio.
Mancano titoli come Tetris DS, Tetrisphere, alcune versioni Spectrum HoloByte. Se cercate l’antologia definitiva di Tetris, questa non è quella cosa. E nessuna, evidentemente, mai la potrà essere.

Però c’è Tetris Battle Gaiden, un multiplayer per Super Famicom con poteri speciali che in Occidente praticamente nessuno ha mai visto. C’è Super Bombliss, con le sue esplosioni a catena che ribaltano completamente la logica del gioco. Ci sono versioni MS-DOS con modalità grafiche selezionabili tra CGA, EGA, VGA, Tandy e Hercules, per chi vuole capire davvero cosa significava giocare su un IBM compatibile negli anni Ottanta. C’è la ricostruzione dell’Ėlektronika-60, aggiornata dopo il lancio per essere ancora più fedele all’originale. È stata aggiunta persino una versione finale del codice originale di Pajitnov, portata su PC da Vadim Gerasimov nel 1988, con una modalità Phantom in cui i blocchi quadrati diventano invisibili. Sono versioni meno commerciali, meno diffuse, che non troverete facilmente altrove. Per un appassionato curioso, o per chi vuole capire come Tetris sia cambiato nei decenni che la storia ufficiale tende a sorvolare, c’è materiale davvero sfizioso da esplorare.
L’intuizione più brillante di Tetris Forever non è però nelle versioni storiche. È nell’unico gioco originale che Digital Eclipse ha creato appositamente per questa raccolta: Tetris Time Warp.
Il funzionamento è elegante. Si gioca Tetris moderno, con tutte le regole contemporanee, ma ogni dieci linee completate scende un tetramino speciale: quando lo si posiziona e si completa una riga, il gioco teletrasporta il giocatore in un’era storica diversa. Si finisce nell’Ėlektronika-60 del 1984, con i suoi blocchi in caratteri ASCII su sfondo scuro. Oppure nel 1989, nella versione monocromatica Game Boy. Oppure nel 1993, nella modalità esplosiva di Bombliss. Ogni era ha le sue regole, la sua fisica, i suoi ritmi. Bisogna adattarsi al volo, superare una sfida e tornare al presente. In multiplayer – fino a quattro giocatori – si può inoltre mandare un Time Warp negli avversari come attacco: uno stress test che è anche una lezione di storia videoludica involontaria.
Con gli aggiornamenti post-lancio, Digital Eclipse ha spinto ancora più in là, aggiungendo la modalità 40 linee, il livello 30 in solitaria, opzioni di personalizzazione estese e persino una ricreazione della modalità Game Boy con una versione espansa del tema musicale classico. Non hanno i diritti per il gioco. Hanno trovato un modo per omaggiarlo lo stesso. È la mossa intelligente di chi sa di avere un buco nel catalogo e invece di ignorarlo pensa ad una soluzione creativa.
Vale la pena essere onesti, però, sul target di Tetris Forever. Perché il mercato del Tetris contemporaneo è ricco, e chi ha già trovato la sua casa non ha necessariamente bisogno di questa.
Se avete una Nintendo Switch, avete Tetris 99: la reincarnazione battle royale più folle e geniale che il puzzle russo potesse immaginare, novantanove giocatori in simultanea, gratis con l’abbonamento online. E sulla stessa Switch, grazie al Nintendo Switch Online, trovate la versione NES (annunciata proprio in concomitanza con Tetris Forever) e avete accesso alla versione Game Boy – quella, proprio quella – dell’originale.
Se avete una PlayStation, Xbox o un PC e cercate il Tetris dell’anima, la risposta si chiama Tetris Effect: Connected, opera di Tetsuya Mizuguchi che ha preso il puzzle di Pajitnov e lo ha evoluto in qualcosa di sensoriale e a tratti spirituale. Una commistione tra il gioco russo e la filosofia di Lumines. E se cercate semplicemente un Tetris generico su Steam a prezzi accessibili, lo troverete senza troppi problemi.
Tetris Forever non è quindi per chi vuole giocare a Tetris. È per chi vuole capire Tetris. Per chi vuole sapere perché esiste, come è sopravvissuto alla Guerra Fredda, cosa c’è dietro quei sette tetramini, cosa è successo dopo e come è stata fondata e cosa fa oggi la The Tetris company. Per chi vuole sedersi davanti a un documentario interattivo costruito con una cura maniacale e uscirne con una comprensione diversa di cosa può essere il videogioco.
Ho passato qualche serata su Tetris Forever rimbalzando tra le interviste e le partite, provando versioni che non avevo mai visto. A un certo punto mi sono ritrovato a pensare a cosa può raccontare ancora Tetris. Un videogioco nato in un paese dove la creatività individuale apparteneva allo Stato. È stato rubato, comprato, rivenduto, sublicenziato, litigato, portato all’attenzione della politica. Eppure Tetris è rimasto Tetris. Nessuna di quelle battaglie lo ha cambiato. Nessuna versione, nessun accordo commerciale, nessun sistema di licensing ha potuto toccare quella cosa fondamentale: sette tetramini diversi, un pozzo, la gravità e il tempo.

Cosa accadrebbe se oggi qualcuno inventasse Tetris? Difficile dirlo tra battle royale con skin a pagamento, abbonamenti mensili, pubblicità o chissà quale altra diavoleria per monetizzare. Mi sa che la risposta è che Tetris non potrebbe essere inventato oggi: non in quel modo, non da un ricercatore sovietico su un computer antiquato, per pura curiosità e amore del puzzle, di sera, quando il laboratorio era vuoto e nessuno guardava. Forse è tutta qui la bellezza per cui continuiamo a raccontare Tetris.
I 21 giochi inclusi nella raccolta sono:
Tetris (1984) – The original version by Alexey Pajitnov on the Electronika 60.
Tetris AcademySoft Version (1986) – A version made by AcademySoft for MS-DOS.
Igo: Kyuu Roban Taikyoku (1987) 囲碁 九路盤対局 – Henk Rogers take on the game Go for the Famicom.
Tetris AcademySoft Version 3.12 (1988) – An updated version of MS-DOS AcademySoft version.
Tetris (1988) – Spectrum Holobyte’s MS-DOS version.
Tetris (1988) – Spectrum Holobyte’s 48K version for the Apple II.
Tetris (1988) – Bullet-Proof Software’s edition for the Famicom.
Welltris (1989) – A very different take on Classic Tetris for MS-DOS.
Hatris (1990) – A unique spin-off released on the Famicom.
Super Tetris (1991) – A circus themed version for MS-DOS.
Hatris (1991) – The Game Boy adaptation of the distinctive puzzle game.
Tetris 2 + Bombliss (1991) – Featuring additional gameplay modes on the Famicom.
Hatris (1992) – The NES version with engaging mechanics.
Super Tetris 2 + Bombliss (1992) – An enhanced experience on the Super Famicom.
Tetris Battle Gaiden (1993) – A competitive multiplayer favorite from the Super Famicom.
Super Tetris 2 + Bombliss Genteiban (1994) – A special edition for the Super Famicom.
Super Tetris 3 (1994) – Introducing new modes and challenges on the Super Famicom.
Super Bombliss (1995) – The Game Boy version with portable fun.
Super Bombliss (1995) – Explosive puzzle action on the Super Famicom.
Super Bombliss DX (1999) – An enhanced Game Boy release with additional features.



