Settimana scorsa, mentre accumulavo prove su prove nel tentativo di spremere l’hardware di Steam Machine, mi è ricapitato sotto mano Bioshock. Quello di Ken Levine è un videogioco che ho finito innumerevoli volte e su tutte le piattaforme, eppure – al decimo playthrough, credo – è stato ancora in grado di stupirmi. Quella che doveva essere una prova di cinque minuti si è trasformata senza accorgermene in una sessione di più di tre ore, alla fine della quale mi sono ricordato quanto fossero semplicemente più divertenti i videogiochi di quella generazione. È quindi con una certa aspettativa che mi sono approcciato a Twisted Tower, ultima release di 3D Realms che riprende, nemmeno troppo velatamente, il design di Bioshock in un po’ tutti i suoi aspetti.
La storia è quella di un uomo che deve salvare la propria compagna, rapita da un famoso regista che l’ha rinchiusa in un’imponente torre a più piani che il nostro protagonista dovrà pian piano scalare. Ogni piano rappresenta un’ambientazione: una sorta di scenografia perpetua che ricostruisce prima un hotel, poi un parco giochi, poi un acquario e così via, fino ad arrivare alla resa dei conti con l’antagonista principale.

Fin dallo script, Twisted Tower ripropone un ritmo molto vicino a quello del gioco a cui si ispira: il soggetto è originale – quantomeno nell’immaginario – ma la narrativa non è mai così pesante da costringerci a fermarci e ad assistere a lunghe cutscene che spezzano il ritmo. Anzi, la storia di Twisted Tower ci viene raccontata prevalentemente da voci fuori campo mentre stiamo giocando e da una piccola quantità di log, pur non rinunciando a un taglio cinematografico e sufficientemente coinvolgente da accompagnarci con un certo gusto verso i titoli di coda.
Ma è il gameplay qui a brillare. Il protagonista andrà ad acquisire nel tempo skill e perks che gli permetteranno di superare ostacoli prima insormontabili, di aprirsi strade che sembravano cieche, di arricchire un moveset che contribuirà a rendere ancora più soddisfacenti gli scontri a fuoco. In fin dei conti la struttura è quella dell’avventura dritta di fine anni 2000: si esplorano ambienti disseminati di nemici, si trovano delle chiavi, si aprono passaggi segreti, si acquisiscono abilità e si arriva a una sorta di boss di fine livello, che il più delle volte non è altro che una grossa area tappezzata di nemici mostruosi. Infine si trova il ticket per il prossimo piano, si torna nella hall e si procede verso il livello successivo. Non manca poi la possibilità di potenziare le nostre armi, aumentandone la potenza di fuoco, la gittata o la quantità di munizioni disponibili in una singola carica. Insomma, c’è tutto quello che ci si aspetta da un Bioshock in miniatura, che modernizza soltanto il ritmo e la velocità a cui passiamo di sezione in sezione.

Se molto del tempo che passavamo in Bioshock era dedicato a capire come proseguire nella zona successiva, poiché la sua componente immersive sim risultava decisamente più marcata, in Twisted Tower è sempre piuttosto chiaro cosa fare e cosa abbiamo bisogno di recuperare per proseguire nel racconto. Ne esce un’esperienza sicuramente più minimale e semplicistica del capolavoro che ha definito gli FPS di due generazioni fa, ma anche un videogioco più veloce, immediato e dannatamente divertente, anche nell’utilizzo delle sue numerose bocche da fuoco.
Non è scontato che in un titolo come questo funzioni anche lo shooting, ma 3D Realms, da questo punto di vista, è una garanzia. E quindi non stupisce il fatto che sparare ai mostri mutaforma di Twisted Tower (tenendo conto che il combat occupa gran parte dell’esperienza) risulti sempre divertente e stimolante, che sia attraverso le classiche pistole e fucili, o con tutte le altre diavolerie dal sapore di “giocattolo” su cui metteremo le mani nella seconda metà dell’avventura.
Twisted Tower è anche un videogioco furbo nella sua longevità. L’ho finito in quattro ore abbondanti – nonostante un utente meno veloce possa mettercene poco meno di otto – ma il gioco finisce proprio nel momento esatto in cui rischia di diventare ripetitivo o poco stimolante; esattamente quando ha detto tutto quello che aveva da dire.

Perché qui tutto funziona come dovrebbe: un gameplay familiare ma divertentissimo, un racconto semplice ma curioso, e soprattutto un’estetica meravigliosa che mischia il suo punto di riferimento sopracitato con un immaginario che mette insieme Disney, Tony Tough, Tim Burton e il cinema horror degli anni cinquanta e sessanta. Il tutto è mosso da una tecnica che è la stessa dei videogiochi per Xbox 360, ovviamente filtrata da una risoluzione e un framerate moderni, che creano un mood estetico unico e profondamente affascinante.
Ma la cosa migliore di Twisted Tower, forse, è il fatto che sa esattamente cosa vuole essere, e che non prova mai a far più di ciò che può permettersi. È un titolo lineare, semplice, mai appesantito da orpelli inutili e che ha anche la sfacciataggine di costare quindici euro: un prezzo decisamente più basso della fascia a cui oggettivamente appartiene. Qualche difetto minore c’è: i filmati pre-renderizzati tolgono un po’ di smalto alla sua eleganza estetica, l’unica lingua supportata è l’inglese e l’unico motivo per cui rigiocarlo è un new game plus che ci permette di continuare a utilizzare e potenziare le nostre vecchie armi, ma qualunque amante degli FPS di un certo tipo non potrà che rimanere incantato da un videogioco che fa tutto ciò che chiediamo a gran voce all’industria da un decennio abbondante, senza venire ascoltati.



