The Skin Stapler

Il cinema slasher, in un certo senso, è la quintessenza dell’horror degli anni ‘80. John Carpenter, nel 1978, canonizza con Halloween un filone che vede i suoi precursori nello Psycho di Alfred Hitchcock e nel Non aprire quella porta di Tobe Hooper, dando vita – con Michael Myers – a una delle prime icone di quel cinema che vede l’assassino come semi-protagonista del racconto. Da lì il genere si è evoluto: maggior spinta su sangue e violenza, backstory più complicate, letture che andavano ad approfondire con mano sempre più pesante la psicologia del killer, ma il DNA – in fondo – è rimasto sempre lo stesso, e lo slasher ha resistito in qualche modo fino a oggi. 

Abbiamo avuto qualche esponente del genere anche nei videogiochi, ma quasi sempre a partire dalle icone del cinema, e prevalentemente nel contesto del multiplayer. The Texas Chainsaw Massacre, Friday the 13th: The Game, addirittura Killer Klowns From Outer Space: The Game e Dead By Daylight, che si fa quasi compendio del genere. Sono videogiochi multiplayer asimmetrici in cui un gruppo di giocatori interpreta i superstiti e un singolo player veste invece i panni del killer, e che non presentano sostanzialmente mai un racconto esplicito che vada ad allinearsi con la loro controparte cinematografica, se non suggerendolo alla lontana.

Ed è proprio per questo che ho amato The Skin Stapler; perché è forse il primo videogioco che ho mai giocato nella vita ad avermi restituito le stesse identiche situazioni del cinema slasher, facendomelo vivere in prima persona. 

La storia è quella di un killer mascherato, che assomiglia un po’ all’Art The Clown di Terrifier, che uccide e scuoia le sue vittime dentro a una città immaginaria che sta tra la New York di Seven e la Tromaville dei classici di Lloyd Kaufman. Nei panni di un detective quasi in pensione dovremmo quindi indagare sugli omicidi, cercando indizi e mettendo insieme una serie di puntini che attraversano un po’ tutta la ludografia di Tainted Pact Games. Ma non solo, perché – e sta qui il colpo di genio dell’autore –  il game loop si basa sull’esperire in prima persona la vita, e ovviamente la morte, di un personaggio, per poi indagare con il detective ciò che è avvenuto subito dopo la sua dipartita.

Non parliamo certo di un videogioco investigativo complesso e stratificato, anzi, The Skin Stapler è davvero poco più che un walking simulator con qualche breve puzzle a fare da collante, ma la sensazione di star vivendo una storia dell’orrore sulla propria pelle, attraverso il suo incedere episodico, è unica e irresistibile.

A contribuire fortemente alla sua atmosfera ci pensa poi un’estetica clamorosa. Sul fronte della scrittura – e del doppiaggio – l’ultima release di Tainted Pact Games è volutamente cheesy, volgare e buffa allo stesso tempo, come fosse quasi un film della Troma. Al contrario, il suo immaginario estetico e iconografico è marcio, cupissimo, volutamente poco definito attraverso la sua tecnica da prima PlayStation che ha definito quasi tutti i lavori dello studio. E nonostante questo, ancora, mi ha riportato alla mente una versione sotto acidi e ancora più violenta del Seven di David Fincher, che invece fa dell’eleganza estetica il suo marchio di fabbrica. Il perché l’ho anticipato: non esiste niente, nel contesto del videogioco contemporaneo, come The Skin Stapler, e dunque tutta la sua carica citazionista proveniente dal cinema non può che portarci alla mente un po’ tutti i grandi classici dei film horror e investigativi più noti. 

The Skin Stapler si conclude in un paio d’ore e mezza abbondanti senza grossi muri di difficoltà, facendosi vivere esattamente come un bel film di genere da gustarsi tutto d’un fiato. Non esistono salvataggi, ma ogni capitolo – di una ventina di minuti scarsi di durata – può essere giocato fin dal primo avvio come fosse quasi una serie TV. L’unico problema, per il pubblico italiano, è la mancanza dei sottotitoli nella nostra lingua, che non pesa poi così tanto poiché siamo noi, attraverso il click del mouse, a passare di cartello in cartello, avendo sempre il tempo di capire – eventualmente con un po’ di pazienza – di cosa stanno parlando i personaggi.

Non esiste quindi un solo motivo, se si è fan dei videogiochi horror, per non giocare a The Skin Stapler, che è stato in grado di divertirmi e agganciarmi come non mi succedeva da tempo in una sola sessione dall’inizio alla fine. Sarà che amo il genere, l’estetica e quel gusto specifico, ma per me l’ultima release di Tainted Pact Games è tra le uscite più belle e indimenticabili dell’anno.

4.5