Ho fatto pochi bonding nella mia vita capaci di tener testa a quello tra me e il mio Nintendo 64, da bambino. La console che mi fece scoprire i videogiochi era infatti così densa di storie e immaginari straordinari, che definì per buona parte la mia infanzia, tra titoli che mi scorsero con indifferenza tra le mani e altri che ricordo ancora lucidamente, su cui ho costruito parte della mia sensibilità. Star Fox 64 è uno di questi: un videogioco apparentemente semplice ma diverso da tutto ciò che avevo giocato fino a quel momento, che si rifaceva paradossalmente a un’idea di videogioco che veniva dalla generazione precedente, e a cui bastavano quattro animali antropomorfi e un’astronave per suggerire un grado d’epica fuori scala.
Chiaramente non era né Super Mario 64, né The Legend of Zelda: Ocarina of Time (che rivedremo sotto forma di remake a fine anno), ma era un gioco che nella sua specificità mi prese immediatamente, facendomi scoprire il genere degli sparatutto su binari e che mi porterà poi a sviluppare un vero e proprio feticcio per le light gun. Star Fox 64, però – e questo non lo sapevo – non era un videogioco originale, ma anzi una reimmaginazione di Star Fox per Super Nintendo, che nel 1993 aveva tentato di proporre la stessa formula sulla console a 16 bit della casa di Kyoto, scontrandosi contro un hardware non propriamente adatto a un rail shooter. Su Nintendo 64, invece, attraverso la possibilità di un 3D reale, Star Fox era esattamente il gioco giusto al momento giusto, che ampliava inoltre i livelli e il concept stesso dell’opera originale, finendo – in un certo senso – per sovrascriverla totalmente, come dimostrerà la stessa Nintendo nei decenni successivi.
D’altronde, la formula era già perfetta. Attraverso un’astronave che si muove in profondità dobbiamo evitare gli ostacoli, accelerare e frenare al momento giusto e soprattutto sparare a tutto ciò che si muove attraverso un sistema che alterna il lock degli avversari e il button mashing per le grandi flotte. Ogni tanto ci viene data addirittura la possibilità di muoverci in un’area circolare per abbattere boss e grossi gruppi di nemici, ma la vera forza di Star Fox è sempre stata anche nella sua progressione.

Facciamo un balzo in avanti. Il 14 luglio del 2011 – su Nintendo 3DS – esce Star Fox 64 3D, un vero e proprio Remake del classico per N64, disponibile per la prima volta su una console portatile e con una grafica totalmente rinnovata. Quello che cambia è una tecnica più in linea con le possibilità del 2011, un tutorial inedito, un audio totalmente rifatto e una blanda modalità multiplayer. Ciò che rimane invariato è sia il sistema di shooting, ma soprattutto la sua progressione. Star Fox 64 3D, come la sua versione per Nintendo 64, ha quindici livelli campagna, ma in una singola partita ne attraverseremo soltanto sette. Si parte sempre da Corneria e si arriva sempre a Venom, ma i cinque livelli di mezzo su cui finiremo dipendono da alcune azioni in-game che variano dall’attraversare qualche anello allo sconfiggere un boss entro un determinato timer. Sono route che non vengono mai esplicitate, e di cui bisogna cercare una guida per esser sicuri di non perdersi niente, ma che regalano una profondità, a Star Fox, che nella sua oretta abbondante di walkthrough rischia di non suggerire.
Arriviamo quindi a noi: maggio 2026, viene annunciato il secondo remake e terza reimmaginazione di Star Fox, disponibile un mesetto dopo per Nintendo Switch 2. Chiaramente, da fan sfegatato, non potevo che esserne contento. Ma mi chiedevo anche: cosa può aggiungere ancora un remake di Star Fox che non era stato detto con la magnifica versione uscita per 3DS? Inutile dirvi che il 25 giugno, dopo aver preordinato per la prima volta nella vita un videogioco, ho cercato di scoprirlo da me.

La trama di Star Fox è semplicissima: Andross è uno scienziato geniale ma malvagio, esiliato anni prima sul pianeta deserto Venom per i suoi crimini. Da lì, in segreto, costruisce un enorme esercito e lancia un’invasione contro il sistema Lylat, con l’obiettivo di conquistare Corneria, pianeta principale del sistema. Per fermarlo, il Generale Pepper recluta la squadra Star Fox, un gruppo di mercenari guidato da Fox McCloud, affiancato dai fidati Peppy, Falco e Slippy. Per Fox la missione è anche personale: anni prima suo padre James, vecchio leader della squadra, scomparve proprio durante una missione su Venom, tradito da un suo stesso compagno. Ora tocca al figlio chiudere i conti con il passato, e salvare definitivamente Lylat.
Se il racconto, fino alla versione del 2011, non era mai stato centrale, ecco che Nintendo tenta qui una giocata molto diversa da ciò a cui ci ha abituato. Star Fox è un videogioco profondamente story driven, non solo molto più che nelle sue iterazioni precedenti, ma anche molto più che nel resto della ludografia Nintendo. Fox McCloud e amici sono qui protagonisti di una più che discreta quantità di sequenze cinematiche che li vedono confrontarsi sulle missioni da affrontare, ragionare sul passato, riflettere su ciò che si è perso e ciò che si è guadagnato attraverso la route che gli abbiamo imposto. Non parliamo chiaramente di una narrativa centrale come quella di The Last of Us – e ci mancherebbe – ma è curioso vedere uno slancio di questo tipo da parte di una società che ha sempre messo il racconto sullo sfondo. La cosa bella, poi, è che questi momenti più narrative driven funzionano a meraviglia.

Non certo grazie a una sceneggiatura banalotta, seppur competente nel contesto di ciò che deve fare, ma specialmente per una tecnica che non ho mai visto così bella su Nintendo Switch 2. Star Fox è graficamente eccezionale, e lo dimostra a partire dalle sue cutscene in tempo reale che suonano come una splendida crasi tra videogioco di un tempo, e modernità stilistica. A tal proposito, ho apprezzato molto anche il design dei personaggi, secondo molti stonato ma a parer mio perfettamente a fuoco rispetto a ciò che mi aspettavo dalla modernizzazione di un classico della storia del videogioco. E sì: ho apprezzato molto di più il design di Fox qui che nell’ultimo film di Super Mario.
Ma lo stupore tecnico non si ferma a cutscene e personaggi. La prima volta che ho preso il controllo del protagonista a Corneria, sfrecciando a tutta velocità sulle acque del percorso per poi spostarmi dentro alla città in fiamme, mi è quasi scesa una lacrima. E, se non mi è scesa, ho quantomeno riso di gusto, come fanno i bambini quando hanno di fronte qualcosa che li stupisce in un modo così incontenibile che non possono fare a meno di reagire. Forse a parlare è la nostalgia, o l’aver attraversato in più epoche e attraverso più macchine da gioco gli stessi livelli, ma vedere quel primo stage ricostruito attraverso una cura, un cuore e una tecnica smisurata mi ha preso totalmente alla sprovvista. È vero anche che, essendo il gioco sostanzialmente tutto su binari, con movimenti dei nemici scriptati e pochi elementi lasciati al caso, Nintendo Switch 2 può qui mostrare interamente i suoi muscoli, mettendoci di fronte a delle immagini definite, ricchissime e sempre stabili sul fronte dei fotogrammi per secondo.

Mi ha stupito poi la reattività: decisamente maggiore di quella sperimentata su Nintendo 64 e più immediata di quella su Nintendo 3DS. In Star Fox sparare è un piacere, così come lo è virare velocemente, schivare i colpi dei nemici ruotando, accelerare per evitare lo scontro tra due asteroidi o riempire di bombe i gruppi di nemici. Il gameplay è ancora immacolato e veloce: perfetto per chi vuole farsi un’intera run di fila, o per chi cerca una partita al volo tra una pausa e l’altra a metà giornata.
Certo è che il gameplay di Star Fox non è decisamente cosa per tutti. Dopo esser stati assaltati per decenni da lunghi giochi narrativi, RPG infiniti, prestige game PlayStation e open world che hanno ridefinito il nostro concetto di videogioco, ritrovarsi di fronte a un titolo arcade che dura un’ora e mezza in una singola run potrebbe sconvolgere un tipo di utenza meno navigata. L’importante è però leggere Star Fox non come un videogioco da mettere nel cassetto dopo essere arrivati ai titoli di coda, ma come un titolo da cabinato, che va giocato e rigiocato per sbloccare tutti i suoi contenuti, e per aumentare soprattutto i propri punteggi.

C’è di buono che il titolo Nintendo ha previsto una buona dose di sbloccabili che non sarà esattamente immediato collezionare, e che ci impongono di giocare e rigiocare i livelli e le route completando questo o quell’altro obiettivo, per poi sbloccare la difficoltà più alta e rifare tutto daccapo. Non parliamo sicuramente di una struttura particolarmente elegante, anzi: forse è addirittura troppo proibitiva per chi non ha intenzione di diventare un pro player di Star Fox, ma di contenuti – se si vuole – ce n’è. Ritroviamo oltretutto qui la modalità multiplayer online o tra più console, che non è altro che una sorta di deathmatch a squadre che ci impone anche di risolvere una serie di obiettivi: distruggi gli asteroidi e colleziona il materiale, recupera la capsula e portala nella tua base, e così via. È una modalità accessoria, come quelle che si mettevano nei videogiochi fino alla generazione scorsa e che servivano più da contentino che da piatto principale, ma è apprezzabile quantomeno il fatto di averci provato.
Ciò che mi è dispiaciuto, invece, è sia la mancanza di una modalità local coop come Dio comanda, che è qui limitata alla possibilità di dividersi i comandi tra movimento e attacco, sia la mancanza di altri contenuti legati al single-player. Dopo trent’anni dalla release originale mi aspettavo quantomeno un’espansione delle route, un’altra campagna dopo la principale, dei livelli più lunghi o quantomeno delle modalità in più. Tolto il multiplayer, le cutscene e una modalità arcade a obiettivi, infatti, Star Fox non presenta niente in più delle due versioni precedenti, che per un videogioco che esce a sessanta euro, nel 2026 e dopo due remake, insomma… forse è un po’ poco. E non ne faccio una mera questione di prezzo-longevità; sapete benissimo che è un discorso che aborro e – anzi – questi sessanta euro ce li ho spesi più che volentieri in un titolo di questa bellezza ludica e tecnica, ma era lecito – avendo Nintendo ripescato sempre dalla stessa fonte – aspettarsi qualcosa di più.

Quantomeno spero che Star Fox non solo dia il via a un nuovo corso per la volpe più amata di Nintendo, di cui mi aspetto almeno un’altra grossa uscita entro un paio d’anni, ma che faccia anche un po’ rinascere il genere dello shooter su binari, che – credo – un gen alpha o un gen z non abbiano mai visto nella vita. Se volete provare il genere e non ve la sentite di spendere per un gioco a semi-prezzo pieno come Star Fox vi consiglio spassionatamente Ex Zodiac, che assomiglia moltissimo al primo Star Fox, e che costa nemmeno dieci euro su Steam. E che è oltretutto un videogioco meraviglioso. Se invece il buon Fox McCloud vi ha sempre ispirato o, addirittura, siete fan del franchise, non potrete che trovare nel “nuovo” capitolo di Star Fox per Nintendo Switch 2 uno dei punti più alti del vostro 2026 videoludico.



