Mettiamo subito in chiaro una cosa: il videogioco di Gaigo Studio è un oggetto raro. Un fumetto interattivo (una kinetic novel) che sa esattamente cosa vuole essere e che se ne frega delle etichette tradizionali del gaming. È un’esperienza narrativa per chi è disposto a concedere il tempo necessario a una storia ben raccontata, che non urla e non sgomita nel tentativo di diventare pop. La mia è un’introduzione necessaria alla luce del fatto che alcune recenti bellissime esperienze del medium (ogni riferimento a Mixtape è puramente casuale) hanno riaperto l’antico dibattito su cosa sia o meno un videogioco e quali debbano essere i suoi ingredienti imprescindibili. Lasciamo ad altri questi inghippi di lana caprina e concentriamoci su questa piccola gemma narrativa.
1997 Reloaded è una storia dal respiro molto specifico, con tavole disegnate a mano, ambientata in un universo immaginato ad hoc, e con le sue star musicali e le sue hit da classifica. È un’avventura ambientata nel “Roxyverso”, che ci trascina in UK, a New York e Los Angeles, e con una breve capatina in Messico.

Il cuore pulsante di Gaigo Studio, software house genovese, sono le sorelle Olivia e Martha Agostini. Questo è il loro primo lavoro, realizzato grazie all’aiuto di doppiatori, cantanti e programmatori professionisti e non. Si tratta di un “fumetto potenziato”, ovvero una storia interattiva che stimola le sinapsi e tocca corde uniche e personali. “Siamo fieri di appartenere alla nuova ondata di creatori di videogiochi indipendenti che stanno ridefinendo il genere della visual novel – si legge sul sito di Gaigo Studio – ampliandone gli orizzonti e riformulandone le regole al solo scopo di raccontare grandi storie.”
La storia inizia da Hove, nel giugno 2023. Un mercato delle pulci, una segreteria telefonica che diventa il primo indizio per un viaggio nella vita di Andy Quinn: chitarrista e frontman degli Alias/Insane, la cui morte nel 1997 fu archiviata come suicidio.
La narrazione si sdoppia tra il 2023 dei protagonisti e il Roxyverse: la linea temporale alternativa in cui il grunge non è mai esploso, Los Angeles è rimasta la capitale indiscussa dell’alt-rock mondiale e Andy Quinn è stato, per qualche anno, il volto di un’intera generazione. I nomi della scena sono inventati: Andy Quinn, Diane Brown, B.K. Larkin; ma costruiti con una coerenza interna che fa quasi dimenticare che non esistano. La colonna sonora suona come qualcosa di autentico, con tutto il peso di brani scritti da qualcuno che quella scena la conosceva davvero, o almeno l’ha immaginata con una precisione quasi filologica.

Nella storia non ci sono bivi e non esistono scelte che cambiano il finale. Nulla di ciò che faremo ha un impatto reale sugli eventi. Sono quattro ore di lettura, piccole interazioni e ascolto, in cui il tuo compito è vivere dentro a quel mondo e cibarti del suo racconto. Chi sarà in grado di concedere questa fiducia agli autori si ritroverà di fronte a qualcosa di inedito nel panorama delle visual novel moderne.
La scelta più significativa riguarda come vengono presentati i dialoghi: le battute sono contenute in piccoli balloon, esattamente come in un fumetto animato, tanto che sembra di sfogliare una graphic novel di duemila tavole disegnate a mano. L’altra decisione azzeccata è una meccanica che nessuno ti presenta esplicitamente: Marco è bilingue, Federico parla quasi esclusivamente italiano, Shirley non capisce una parola della nostra lingua. Il gioco ti mette nella stessa posizione di Shirley. Alcune battute di Federico restano in italiano senza traduzione. Ti senti forestiero nella storia come i protagonisti si sentono forestieri a Hove. È un sistema semplice che funziona meglio di molte soluzioni elaborate, perché produce un’esperienza genuina di straniamento senza doverla dichiarare. La gestione delle traduzioni disponibili non è sempre coerente, ma il principio regge dall’inizio alla fine e diventa una delle ragioni per cui la dinamica tra i tre protagonisti funziona.

Il world building del Roxyverse è forse la cosa più ambiziosa del progetto. Costruire una scena musicale alternativa degli anni Novanta – con le sue stelle, le sue rivalità, i suoi miti e le sue tragedie – richiede una coerenza interna difficile da mantenere. Gaigo Studio ci riesce, e offre una colonna sonora che trasforma il Roxyverse da ambientazione a mondo. Il che lo fa suonare davvero come una sorta di mixtape ritrovato in un cassetto.
Qualcosa però trattiene 1997 Reloaded dal fare il salto definitivo al grande classico. La kinetic visual novel vive sulla tenuta narrativa e il gioco ogni tanto incespica proprio lì: certi passaggi si allungano e alcune transizioni tra le due linee temporali scaricano la tensione invece di tenerla in piedi. In un paio di momenti arrivano meccaniche di interazione vera (come digitare risposte trovate esplorando la lore, scegliere se seguire un personaggio durante eventi paralleli) che spariscono quasi subito. La digitazione viene esaurita in un solo blocco di domande consecutive (pure forse troppo lungo) e poi non torna più. Si tratta di difetti da debutto, insomma, errori di misura, non di progetto.
1997 Reloaded esce oggi. Una data non casuale: nel gioco, infatti, il 4 giugno è la data della scomparsa di Andy Quinn. È esattamente il tipo di dettaglio che racconta tutto su come è stato costruito questo progetto: con la cura di chi sa che certe cose non servono al marketing, ma servono all’opera.



