Dead Format recensione di GameCvlt
Dead Format recensione di GameCvlt

Dead Format

C’è un momento preciso in cui l’horror interattivo compie un salto di maturità: quando smette di affidarsi unicamente a mostri in carne e ossa per trasformare l’orrore – in qualche modo – nel medium stesso.

Questa è la coraggiosa premessa dietro Dead Format, che ci trascina a forza nella brumosa Scozia degli anni ’90, per indagare su un mistero molto più grande di quello che il protagonista crede. Si tratta di un’operazione brillante, che prende in ostaggio la storia del cinema del terrore (dall’espressionismo muto, ai gialli al neon, fino agli slasher di serie B) e la rinchiude dentro vere e proprie VHS, dando vita a un labirinto ostile da cui è impossibile distogliere lo sguardo.

Dead Format è un survival horror in prima persona sviluppato da Katanalevy e pubblicato da Oro Interactive, ispirato all’idea di “video nasties” degli anni ’80 e ’90. Ci troviamo in Scozia, più precisamente nell’appartamento di nostro fratello scomparso, e qui, tra diversi appunti sparsi, ritroviamo un messaggio che parla di un “biglietto di compleanno” e una prima VHS decisamente sinistra. Inseriamo la cassetta nel videoregistratore e ci ritroviamo catapultati direttamente in un film dell’orrore anni ’20 in bianco e nero.

Siamo così costretti a iniziare un viaggio alla scoperta di cospirazioni governative e orrore soprannaturale, cercando di ricostruire il mistero che si cela nell’ossessione di nostro fratello per questi media analogici oscuri. L’idea meravigliosa dietro Dead Format è quella di farci attraversare diverse epoche storiche del cinema classico horror, mentre affrontiamo nemici, risolviamo qualche puzzle ed esploriamo ogni ambientazione.

Il concept dietro il titolo è affascinante e porta una ventata di freschezza in un genere, quello dei survival horror, che si sta sempre più appiattendo a causa delle decine di copie mediocri che spuntano ogni giorno nel sottobosco del circuito indipendente. Concettualmente la struttura di gioco è molto simile a quella di un metroidvania, dove tutti i “livelli” sono interconnessi tra di loro. Dovremo saltare da un classico dell’orrore all’altro, cercando oggetti che ci permetteranno di sbloccare nuove aree all’interno dei mondi già visitati e trovare nuove cassette da inserire nel nostro videoregistratore.

L’ultima fatica di Katanalevy è un prodotto decisamente riuscito, che evoca alla perfezione le ambientazioni e le atmosfere tipiche dei classici horror di una volta. Si tratta di una struttura che, soprattutto con questo immaginario, non abbiamo visto facilmente nel videogioco contemporaneo e che, proprio per questo, credo meriti la nostra piena attenzione.

Non stiamo parlando però né del nuovo Resident Evil né dell’ultimo Silent Hill: Dead Format si porta dietro difetti che ne sporcano in parte la riuscita complessiva. Gli scontri a fuoco risultano rudimentali e senza un vero e proprio feedback dei colpi, mentre la gestione degli oggetti è frustrante, come i proiettili che non si possono combinare per risparmiare slot nelle tasche del giocatore.

Il difetto più grande, però, risiede in un nemico in particolare, che fa la sua apparizione dopo un paio d’ore di gioco e che ci braccherà per tutti i livelli. Questa creatura, oltre che invulnerabile, e costringerà il giocatore a rifugiarsi di continuo e a muoversi costantemente attraverso le regole dello stealth. L’idea è quella di un Alien Isolation, ma la resa finale è decisamente più grezza, e non riesce mai a restituire la stessa sensazione di coralità con le altre meccaniche di gioco. Il continuo respawn di questa creatura e le sue doti atletiche sono sbilanciati nella resa effettiva del gameplay e rendono semplicemente meno interessante la seconda parte dell’avventura. Gli sviluppatori hanno inserito una patch per cercare di ridurre la difficoltà ma, anche dopo questo intervento, la meccanica non riesce a integrarsi davvero con il resto del gameplay.

Per quanto riguarda il comparto artistico, i ragazzi di Katanalevy ci restituiscono un’atmosfera magnetica. L’estetica analogica e il lavoro sul lighting creano un’esperienza viscerale e immersiva, in grado di catturare perfettamente l’immaginario horror del cinema orrorifico d’autore. Una menzione d’onore la merita anche il sound design: profondo, inquietante e capace di generare tensione nel giocatore a ogni passo.

Dead Format è un prodotto che non ha paura di osare e riesce a mettere in scena un’idea eccezionale: farvi visitare diverse epoche storiche del cinema dell’orrore, creando una compilation di atmosfere imperdibili per gli appassionati del genere.

Symphony of a severed soul Dead Format

Sicuramente non è perfetto e forse cerca di sembrare un titolo più ambizioso rispetto alle sue vere capacità. Il risultato è un gioco che porta a spasso nel tempo gli amanti dell’horror e regala una suggestione unica nel panorama indipendente, sporcata un po’ da meccaniche rudimentali e da una pulizia visiva non riuscitissima. Tuttavia, si tratta comunque di un must-have per gli appassionati dei survival horror, e di un ottimo punto d’ingresso nel gaming per i fan del cinema di un certo tipo.

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