Per fare un tavolo, lo sappiamo tutti, alla fine ci vuole un fiore. Prima, però, serve un germoglio. Uno sprout. Che sarei io. È così che Final Fantasy XIV chiama i nuovi arrivati, con tanto di germoglio accanto al nome perché nessuno possa avere dubbi. E io sono arrivato adesso, per la prima volta nella vita, dentro l’MMO che Square Enix porta avanti da tredici anni. Il 4 agosto FFXIV è arrivato su Nintendo Switch 2 con tutto quello che si è accumulato nel frattempo e altro arriverà a inizio 2027. Tradotto: sono davanti a centinaia di ore di contenuti.
Di sprout come me ne ho incontrati parecchi a Ul’dah, la città dove è cominciato il mio viaggio. Ma soprattutto ho incontrato gli altri. Decine di giocatori fermi nelle piazze a chiacchierare, aspettare qualcuno, confrontare vestiti, fare cose che all’inizio non capivo. Io passavo in mezzo con la mia spada e il mio scudo cercando di capire dove andare.

Quello che segue, quindi, è un diario di viaggio, non una recensione. E servono tre premesse. Non sono mai stato un fan sfegatato di Final Fantasy, anche se considero la serie una specie di antenato di buona parte di ciò che è arrivato dopo. Sapevo dell’esistenza di persone che dentro XIV praticamente ci abitano, pagano l’abbonamento da anni e conoscono i nomi dei server come io conosco le fermate della metro A di Roma. Infine, dopo decine di ore sono ancora uno sprout. E temo che il germoglio resterà lì ancora parecchio.
Final Fantasy XIV, del resto, è enorme. Nasce nel 2010, va malissimo, viene praticamente rifatto da zero e riparte nel 2013 con A Realm Reborn. Da allora sono arrivate cinque espansioni e una quantità di patch che rende abbastanza ridicola l’idea di raccontarlo tutto dopo qualche settimana di gioco. La buona notizia è che il gioco non pretende che sappiate niente di tutto questo. Si crea un personaggio, si sceglie una classe (e di conseguenza una città di partenza) e si comincia. Per parecchie ore sembra quasi un JRPG tradizionale dentro il quale, per qualche strano motivo, continuano a passare altre persone. Ci sono le missioni principali, quelle secondarie, dialoghi, filmati, chilometri da fare prima a piedi e poi finalmente in groppa a un chocobo.
Ed è probabilmente il Final Fantasy più Final Fantasy che abbia mai giocato. Ci sono i cristalli, i cactuar, i moogle. C’è il Prelude di Nobuo Uematsu. C’è tutto quel vocabolario che anche chi ha frequentato la serie a intermittenza riconosce immediatamente.

C’è anche una cosa da sapere prima di cominciare: Final Fantasy XIV non è in italiano. Si può scegliere tra inglese, francese, tedesco e giapponese, e dopo tredici anni le alternative sono ancora queste. In un gioco che vive di dialoghi, descrizioni, istruzioni e conversazioni con gli altri giocatori, può diventare un ostacolo serio. Meglio saperlo prima di mettersi in viaggio.
Io ho scelto il Paladin. O meglio: sono partito Gladiator a Ul’dah, spada e scudo. Significa fare il tank e significa soprattutto una cosa piuttosto precisa quando non sai cosa stai facendo: nei dungeon devi stare davanti. Così mi sono ritrovato a guidare gruppi di perfetti sconosciuti in posti che vedevo per la prima volta. Non esattamente il modo migliore per nascondersi. Ho sbagliato strada, tempi, nemici da attaccare. E soprattutto l’ho fatto con altre persone dietro che magari sapevano benissimo dove andare. Io, qualche volta, facevo semplicemente finta di saperlo. Quasi sempre qualcuno mi ha aspettato, indicato la strada o semplicemente lasciato il tempo di capire. A quel punto ho iniziato a capire perché si parla così bene della community di FFXIV.

Su Switch 2 tutto passa dalla cross hotbar, il sistema costruito per giocare con il controller: quattro tasti frontali, quattro direzioni della croce, grilletti e dorsali per cambiare set di abilità. Nei primi giorni non è facile abituarsi. Poi scatta qualcosa e si mastica quel sistema senza problemi. Anche perché all’inizio FFXIV non corre da nessuna parte. Il combattimento ha tempi di ricarica lunghi e nelle prime ore mi è sembrato persino troppo compassato. All’inizio, diciamolo, ogni tanto mi sono anche annoiato. Poi ho cominciato a capire che il bello era imparare il giro delle abilità e avere un ritmo.
A Realm Reborn ha una fama simile. È lunga e in mezzo conserva ancora missioni che sanno parecchio di riempitivo, nonostante Square Enix negli anni abbia tagliato e sistemato. Vai dal punto A al punto B. Parla con qualcuno. Torna al punto A. Riparti. A volte mi chiedo perché quella persona non potesse andarci da sola…

Solo che mentre fai avanti e indietro incontri altri cento disgraziati impegnati nella stessa faccenda. Dopo un po’ sembra una specie di vita di quartiere. C’è chi corre, chi aspetta, chi saluta, chi non fa apparentemente nulla. E dopo un po’ smetti anche di chiederti cosa stiano facendo gli altri.
Sulla storia, invece, per ora sospendo il giudizio. C’è un impero alle porte, ci sono tribù disperate che evocano divinità, un culto e gli Scions, un gruppo di protettori del regno che decide di adottarti perché possiedi un dono. Funziona. A tratti sa di già visto, ma non mi ha mai fatto venire voglia di saltare tutto. I veterani ripetono che bisogna arrivare alla fine della campagna e poi a Heavensward. Per il momento mi fido: loro ci sono arrivati, io no. Il motivo per cui ne stiamo parlando adesso, però, è Switch 2.
Naoki Yoshida ha indicato come obiettivo i 30 fotogrammi al secondo stabili, con le città più affollate come principale eccezione. In portabilità il compromesso funziona sorprendentemente bene. La risoluzione scende, certo, ma sullo schermo della console FFXIV appare pulito e molto meno vecchio di quanto dica la sua età anagrafica.
In dock la faccenda cambia. Su un televisore i compromessi diventano evidenti e metterlo accanto alle versioni PS5 o PC sarebbe poco utile. Se avete già una di quelle due macchine, non c’è una buona ragione tecnica per scegliere Switch 2 e giocare attaccati alla tv. Ma la cosa, almeno per me, è proprio staccare la Switch 2. FFXIV sul divano o sull’amaca (summer edition). Un MMO gigantesco dentro una console che si accende e basta, senza le piccole seccature che accompagnano inevitabilmente Steam Deck, ad esempio.

Sullo schermo più piccolo si nota anche meno l’età del gioco. Le patch hanno aggiornato luci e modelli, ma FFXIV non ha mai inseguito davvero il realismo e questo, tredici anni dopo, gli torna parecchio utile. Le radici sono quelle di Yoshitaka Amano, poi c’è la musica di Masayoshi Soken. È stata, finora, la cosa che ho apprezzato di più. Il tema della città, i temi delle battaglie, le musiche che cambiano attraversando una zona e, ogni volta che si ricomincia, il Prelude di Uematsu.
Due cose pratiche. Nintendo Switch 2 permette di usare anche la modalità mouse dei Joy-Con. Quest’ultima l’ho provata per curiosità e abbandonata dopo dieci minuti. Magari qualcuno la amerà. Io sono tornato alla cross hotbar. La seconda sono i 117 gigabyte richiesti. Quasi metà della memoria interna della console sparisce dentro Eorzea. Se hai una sd express, dipende dalla sua capacità, comunque te ne occupa una bella parte.
E qui arriviamo alla parte meno romantica: quanto costa vivere a Eorzea? È una domanda che finora ho potuto rimandare, ma non ancora per molto. Sull’eShop la Starter Edition costa 14,99 euro, mentre la Complete Edition arriva a 54,99 e contiene il gioco base più tutte le espansioni, Dawntrail compresa. Chi parte dalla Starter può acquistare successivamente le espansioni attraverso il relativo pacchetto, venduto a parte a 44,99 euro.

Poi c’è l’abbonamento. Square Enix ha sospeso il canone per circa un mese dopo il lancio. Terminato quel periodo partono i trenta giorni compresi nell’acquisto e, finiti quelli, si paga. Su Switch 2 l’abbonamento è separato da quello delle altre piattaforme: chi gioca già su PC o PlayStation deve quindi aggiungerne uno, con uno sconto del 50%. Il tempo di gioco si acquista tramite le FFXIV Coins dell’eShop.
Il momento di pagare però si può rimandare grazie al Free Trial. Non ha limiti di tempo, arriva fino al livello 80 e comprende la campagna base e tre espansioni. Le restrizioni esistono e riguardano soprattutto la parte social: niente market board, niente free company e alcuni canali della chat restano chiusi. La domanda “questo gioco fa per me?” può trovare risposta senza spendere nulla.
Io quella risposta dovrò darla presto. A inizio ottobre finirà il mio tempo gratuito e Final Fantasy XIV mi chiederà soldi per la prima volta. Il problema è che sono ancora un germoglio. Dell’endgame non so praticamente niente e della storia, a giudicare da quello che raccontano quelli che sono qui da anni, ho capito solo la quarta di copertina.
Però ormai so cosa succede quando entro in un dungeon con lo scudo in mano e il simbolo dello sprout accanto al nome. Qualcuno scrive «o/». Io rispondo. E poi, di solito, partiamo.



