Giocare un gioco così nostalgico, alla fine dell’estate, non è proprio l’ideale. Ma l’ho fatto sacrificandomi sull’altare dell’amore per le gemme indie e per le esperienze capaci di farti navigare, come nessun altro medium, in acque più vorticose di quelle che si possono immaginare.
Nostalgic Train lo ha realizzato il team giapponese Tatamibeya. È uscito nel 2018 su Steam, ed è poi arrivato su PS4 e Xbox. Io l’ho giocato su Nintendo Switch 2, dov’è sbarcato a fine agosto di quest’anno. Tutto nasce dal kamikakushi, la sparizione divina del folklore giapponese. Chi si perde nei boschi o nei paesi di campagna a volte non si è perso e basta: qualcosa se lo è portato via. Vi svegliate senza memoria a Natsugiri, “nebbia d’estate”, paese completamente deserto. Da lì in poi restate soli con la nebbia e con voi stessi. Alla stazione c’è un orologio fermo alle 10:10. La prima volta che ci passate sembra un dettaglio, ma non è così.

Il gioco è un walking simulator, in una declinazione molto specifica che si arricchisce con una sezione con tanti testi a schermo. Una sorta di creatura strana che si incrocia, banalmente, con la graphic novel. Si cammina, si toccano piccoli banchi di nebbia sparsi per il paese, e ogni cosa (ad esempio un salvagente, un biglietto, un banco di scuola) apre un frammento di memoria. Sette capitoli in tutto, ciascuno legato a un momento diverso nella vita del protagonista, in epoche diverse. Avete la possibilità, ogni volta, di riscrivere la sua storia umana, il suo sviluppo e la sua conclusione. Non avrete mai però la sensazione di aver semplicemente risolto una fase della vita, perché qualcuno sta pagando il conto del vostro lavoro di aggiustatutto. Sulla scrittura mi fermo qui per non anticipare nulla; sappiate solo che uno dei sette capitoli ribalta totalmente le regole del gioco.
La grafica è fatta da modelli semplici e animazioni ridotte. Il Giappone rurale ricostruito qui è minimalista, scarno, con qualcosa che ricorda un immaginario giapponese fatto di stanze vuote e treni in lontananza. Soprattutto, il suono delle cicale che copre i silenzi e segna il passaggio delle stagioni. La musica è, allo stesso modo, minima, il doppiaggio assente e le storie arrivano solo in maniera testuale, come in un romanzo.

Nonostante l’abbia provato su Switch 2, però, il frame rate incespica spesso e gli scenari si caricano un po’ troppo vicino a dove si sta camminando. In un gioco di “amnesie” sembra che gli sviluppatori si siano “dimenticati” di ottimizzarlo. L’esperienza di gioco di Nostalgic Train va già piano di suo per scelta stilistica, il singhiozzo di frame aumenta questa pesantezza.
La durata è di circa tre ore, ma potreste impiegarne di più per leggere con molta calma il tutto e interiorizzare ancora meglio i singoli beat della storia. È sostanzialmente indicato per chi cerca una serata di fine estate che gli faccia pensare al senso della vita e le conseguenze delle nostre azioni sugli altri. Non c’è scampo. Perché l’estate sta finendo.

Infine, manca decisamente qualcosa. A livello grafico, di immersività, di coinvolgimento videoludico. La storia non basta, e nemmeno le lunghe passeggiate reggono il peso del suo design un po’ legnoso. Diciamo, rimandato a settembre.



