Dead as Disco (early access)

Il tempo dei rhythm game è passato da un pezzo, ma i miei Rock Band, Guitar Hero, Taiko No Tatsujin e periferiche varie rimangono gelosamente custoditi a casa mia. Un po’ per banale affezione, un po’ perché sono convinto che senza la batteria di Rock Band 4 non avrei avuto il senso del ritmo che ho oggi, e un po’ – semplicemente – perché sono tra i videogiochi più divertenti di sempre. Rimango quindi sempre piuttosto vigile quando vengono annunciati videogiochi che, in qualche modo, replicano la formula del “gioco ritmico”, ovvero quello in cui, a tempo di musica, bisogna premere dei tasti. 

Negli ultimi anni abbiamo visto questo genere espandersi al di là del mero gioco musicale. Prodotti come Hi-Fi Rush, Crypt of the Necrodancer, Super Crazy Rhythm Castle e molti altri sono riusciti (chi più, chi meno) a riesumare la voglia di musica nel videogioco contaminando il genere con l’action, il platformer, e via dicendo. Una magra consolazione, per me, che prediligo i rhythm game più conservativi, ma a questi oggi si aggiunge Dead as Disco, che tenta di portare la formula del fighting-rhythm-game a un livello successivo.

L’esordio di Brain Jar Games, al contrario dell’apparentemente similare Hi-Fi Rush, non è un’avventura tradizionale che mischia combattimenti, esplorazione e puzzle in salsa musicale. Dead as Discoè una boss rush. Nei panni di Charlie Disco, che sembra uscito dritto dritto da un gioco di Suda51, dobbiamo affrontare una serie di lunghe boss fight, per riportare i nostri avversari dentro al bar che fa da hub centrale, organizzando una sorta di reunion che – a oggi – non sappiamo bene dove porterà.

Parliamo infatti di un videogioco che decide di uscire in early access, e che propone a oggi una quantità di contenuti non proprio esaltante. Nell’hub possiamo potenziarci attraverso i fan guadagnati dalle boss fight, cambiare il nostro aspetto e parlare con i personaggi, e infine muoverci verso la schermata di selezione livello. Al momento di questa prima release, Dead as Discopropone quattro boss fight, con – a occhio – altre quattro in uscita da qui alla uno punto zero.

Sono belle boss fight: estremamente scenografiche, ricchissime di effetti visivi e di nemici, tremendamente ostiche nella loro lunghezza quasi estenuante, spezzata esclusivamente da un checkpoint a metà scontro. I pregi di queste ultime risiedono sia nel loro estro visivo e sonoro (incredibile la versione da sette minuti e mezzo di Maniac), sia in un combat system formulaico ma efficace. Combattere in Dead as Discoè esattamente quello che vi aspettate. Si preme un tasto per attaccare, un altro per schivare, un altro ancora per contrattaccare.

E poi ci sono le skill, attivabili con la pressione del trigger, più uno dei tasti precedenti. Al contrario di Hi-Fi Rush, però, che da questo punto di vista non mi aveva entusiasmato perché sembrava mancare semplicemente di reattività, in Dead as Disco possiamo colpire un po’ quando ci pare, nonostante guadagneremo più punti e faremo più danno qualora riusciremo ad andare perfettamente a tempo con il brano. È un sistema di combattimento che diverte; sicuramente un po’ confusionario sugli scontri più difficili, ma interessante quanto basta per farci provare e riprovare gli scontri.

Se c’è però un elemento che non funziona, nel titolo di Brain Jar Games, è la progressione. Le skill sono tante, a volte un po’ confuse, poco spiegate, e sono acquistabili con una valuta che andremo a guadagnare soltanto dopo un livello, o una sezione di esso. Se arriviamo a metà livello, superiamo il checkpoint, e moriamo a metà della seconda parte, i fan guadagnati fino a quel momento non andranno a finire nelle nostre tasche fino a quando non falliamo o non chiudiamo la boss fight. Il gioco invita così fortemente a ricominciare ogni volta lo stage da capo, facendo perdere ritmo e, sinceramente, anche la voglia di affrontare di nuovo dieci minuti di boss fight, in cambio dell’espansione del nostro skill tree.

E poi c’è il problema dei contenuti. È vero che parliamo di un titolo in early access, è vero che sono presenti anche un po’ di challenge e la possibilità di giocare in free mode con le proprie canzoni importate in MP3, ma per un lancio – oggi – forse serve qualcosa di più. Bastava ad esempio rendere un filo più profonda la progressione, magari con dei livelli intermedi tra un boss e l’altro; oppure lavorare meglio con lo skill tree, facendoti sentire di più la crescita dell’alter-ego tentativo dopo tentativo; o, ancora, permettere all’utente di collegare il gioco a Spotify o Youtube. Mi piacerebbe giocare con la mia musica, ma non ho alcuna voglia di scaricarla per poterci giocare, e avrei gradito un sistema automatizzato che, forse, per una questione di diritti o accordi commerciali non è possibile introdurre.

Rimango comunque con gli occhi ben aperti sul prodotto: la partenza è buona ma non entusiasmante, e di rhythm game – a prescindere dal sotto-genere – c’è un enorme bisogno. Dead as Disco, in questa versione early access, divertirà di certo chi stava cercando un gioco immediato e veloce, magari da customizzare con le proprie canzoni per staccare la testa dopo il lavoro o nel weekend. Non convincerà ancora, invece, chi cercava un titolo più completo, lineare, asciutto e a fuoco nella sua progressione. Ma per quello c’è ancora tempo.