Metro è una saga che ha sempre dimostrato una personalità molto sua, e che è stata in grado di trovarsi uno spazio estremamente specifico nel vasto panorama dei videogiochi post-apocalittici. Tuttavia, arrivato ad Exodus, il mio interesse per il franchise era calato. Un po’ perché le meccaniche quelle erano col primo capitolo e quelle sono rimaste con l’ultima iterazione, e un po’ perché Metro Exodus, con la sua struttura più estesa e open world, mi aveva annoiato dopo neanche una decina di ore.

Sono quindi tornato sulla saga con aspettative nella media, trovando però Metro 2039 in buona forma. Questa volta si ritorna a una struttura un filo più lineare, a un ritmo più incalzante, a una grafica (ovviamente) ancora più spinta di quella dei precedenti capitoli. La sua forza, e lo è sempre stata, la si trova nuovamente in un world building affascinante, cupo, claustrofobico, dovuto a sia all’ambiente vero e proprio, sia alla necessità di cambiare costantemente filtro dell’aria per la nostra maschera, o di perlustrare ogni angolo di mappa nella speranza di trovare quella manciata di munizioni in più che potrebbero salvarci la vita.
L’elemento survival è infatti ancora presente ma, per la sezione che abbiamo giocato, forse limato in favore di un ritmo dell’azione decisamente più sincopato, oltre che una serie di set piece dal taglio cinematografico che tentano di spezzare il gameplay con della narrativa a buon mercato.

Ma è la grafica, come sempre con Metro, a stupire maggiormente. Tecnicamente Metro 2039 è uno spettacolo; lo sono stati tutti i capitoli, ma questo – in particolare – fa sfoggio di un lavoro sulle ambientazioni, sull’illuminazione e sui dettagli dello scenario impressionante. È vero che la sezione che ho provato non era sicuramente estesa come le aree open world di Exodus, ma il colpo d’occhio è sinceramente eccezionale, e non vedo l’ora di esplorare tutti i biomi che il titolo pubblicato da Deep Silver avrà da offrire.
Rimane la domanda da un milione di dollari: dopo quanto, quel game loop, verrà a noia? La mia speranza è quella di un’esperienza più concisa e ritmata del solito, che lavori meglio sulla varietà di situazioni rispetto a come ha fatto la saga fino a oggi. In fondo le potenzialità per il miglior Metro di sempre ci sono.



