Rendere moderna una formula ludica che nel 2006 era praticamente perfetta è sicuramente la sfida più grande che questo Gears of Wa: E-Day si appresta ad affrontare; più grande, forse, di quella che Marcus Fenix e Dom Santiago si trovano davanti in questo prequel di uno dei franchise più noti per i possessori della console Microsoft dalla Xbox 360 in poi.

Questo perché E-Day (Emergency Day) ci riporta a 14 anni prima di Gears of War, il quale, con la sua formula innovativa, ha praticamente inventato i TPS moderni a coperture. Nei panni di un giovanissimo Marcus ci troveremo al comando della squadra Bravo, pronti ad affrontare la prima invasione di questi mostri sotterranei che impareremo poi a chiamare Locuste.
Con un Marcus solamente ventunenne, siamo lontani dal personaggio veterano e pluridecorato che abbiamo imparato a conoscere, ma vestiremo i panni di un protagonista ancora acerbo, che dovrà guadagnarsi il rispetto e i gradi di comandante direttamente sul campo.
La demo da noi provata partiva dall’atto due ed era ambientata a Kalona, una città non ancora distrutta completamente e che, quindi, permetterà di apprezzare scorci e colori che, grazie all’Unreal Engine 5, consentono a E-Day di definirsi facilmente il miglior Gears of War dal punto di vista prettamente tecnico.

La nostra prova è durata 30 minuti abbondanti, interrompendosi purtroppo proprio poco prima del boss di quella sezione, ma è stata sufficiente per farci capire quanto questo Gears non abbia avuto il coraggio di allontanarsi dalla serie. Se siete stati appassionati di questa famosa IP, posso serenamente dirvi (a secondo del punto di vista) che giocherete E-Day con il pilota automatico. Si spara, ci si copre il più possibile, si lancia qualche granata e ogni tanto ci si ritrova corpo a corpo con le Locuste.
La copertura si “aggancia” anche da metri di distanza dalle auto e dagli angoli, anche se ora è possibile coprirsi su sporgenze più basse rispetto a quanto eravamo abituati. Tra le altre cose, abbiamo trovato diverse mod e perk per le nostre armi che aggiungono varietà all’arsenale, il quale rimane per la maggior parte il “solito” Lancer, accompagnato dal Gnasher, dal Boomshot, e così via. Ovviamente è difficile aspettarsi armamentari inediti in un prequel che, forse per sua stessa natura, può giustificare una palese mancanza di innovazione, anche se arriva a distanza di vent’anni dall’originale.
Questo potrebbe non essere assolutamente un male per gran parte dei giocatori, ma se, dopo Gears of War 4, personalmente mi sono sentito “sazio” di questa formula, non muoio certo dalla voglia di giocarlo a tutti i costi questo 6 ottobre, quando sarà disponibile al grande pubblico.

I più scettici potrebbero trovare stimolo nella storia che verrà narrata, che ora si può appoggiare a cutscene in 4K più spettacolari che mai e che, seguendo la media dei precedenti capitoli, non vi terrà impegnati per più di 8-10 ore. La demo, poi, continuava all’interno di una stazione, bilanciando il gameplay tra sezioni in cui si era sotto attacco in prima linea e altre in cui aiutavamo parte del team a liberare le proprie postazioni con del fuoco di copertura.
Dire che ci troviamo davanti a un generico Gears graziato dall’Unreal Engine 5 sarebbe ingiusto dopo una prova così breve, ma non ne esco certo con l’idea di aver visto una rivoluzione, o tantomeno un’innovazione.

Giocato su PC con una 5080 in 4K con DLSS in bilanciato, ma senza frame gen, il gioco restava ancorato a 60 fps senza cali evidenti. Essendo il gioco un’esclusiva console su Xbox Series, possiamo tranquillamente dire che, per raggiungere qualcosa di paragonabile a questa qualità grafica su Series X, potremmo essere costretti ad accontentarci – invece – dei 30 fps.
In poche parole: siamo davanti a un Marcus acerbo ma con la formula di gameplay più rodata di sempre; difficile da migliorare senza snaturarla, ma troppo fedele a sé stessa per chi si è appassionato alla saga fin dai suoi albori.



