In un mondo in cui ogni studio di sviluppo lavora sulle licenze horror cinematografiche trasformandole in goffi multiplayer asimmetrici intercambiabili, Saber Interactive sforna invece un single-player story driven che ricorda un po’ Condemned, un po’ Resident Evil e – addirittura – un po’ Bioshock nel ritmo. Inutile dire che, da grande amante sia del racconto di Clive Barker che del suo film, mi sono innamorato perdutamente di quello che ho provato durante questa Gamescom 2026.
Quella su cui ho messo lemani è una demo divisa in due: da una parte una sezione più action, in una sorta di festa BDSM piena di uomini e donne vestiti in latex che dobbiamo abbattere mentre cerchiamo chiavi e passaggi per proseguire; dall’altra una sezione più cinematografica composta da un paio di puzzle molto semplici e un lungo set piece dal tono particolarmente orrorifico che punta un po’ a spaventarci, e un po’ – addirittura – a sconvolgerci.

Sono infatti il tono e l’estetica le cose più straordinarie che sembra offrire Hellraiser: Revival, almeno da ciò che ho visto durante questa mezz’ora abbondante di gioco. Il mondo tratto dal romanzo di Barker è forse ancora più cupo, violento e spiacevole del suo materiale originale, tanto che in quel di Saber non si sono fermati né davanti alla violenza estrema, né davanti a elementi sessuali espliciti che non mi aspettavo decisamente da un videogioco (quasi) mainstream. E la tecnica non è da meno: graficamente l’impatto è fortissimo, sia grazie ad ambienti chiusi e controllati che aiutano a mantenere un grado di dettaglio molto alto, sia perché l’art direction – con i suoi personaggi bizzarri, la sua fotografia al contempo dark e al neon e i suoi ambienti originali – è tra le migliori che ho visto durante quest’edizione della Gamescom.
Rimane da vedere se sul fronte del racconto il gioco riuscirà a tenere testa al primo film. Sicuramente non è un videogioco che va per il sottile, e quell’eleganza che Barker aveva impresso su pellicola nel 1987 qui non c’è, ma il suo premere con forza sull’acceleratore potrebbe regalarci grandi soddisfazioni anche a livello narrativo. Comunque è tutto da vedere.

In ogni caso, se Hellraiser: Revival era già tra i miei giochi più attesi dell’anno, dopo averlo provato con mano si è trasformato – forse – nel titolo che nel 2026 aspetto sinceramente di più, tolti i remake dei giochi che già amo e Grand Theft Auto 6, che – chiaramente – gioca un campionato a parte. Non resta che attendere l’8 ottobre per capire se il prodotto completo confermerà le mie enormi aspettative.



