Un anno di Switch 2: numeri, prezzi e la parabola di Nintendo

Il 5 giugno 2025 Nintendo Switch 2 arriva sul mercato e, da allora, vende quasi 20 milioni di unità (19,86 milioni per l’esattezza), diventando la console distribuita più rapidamente nella storia di Nintendo. A un anno da quel lancio – che in pochi immaginavano potesse essere così deflagrante, complice un mercato già pieno di crepe e concorrenti in difficoltà – oggi possiamo fare un primo bilancio, con i numeri del report finanziario di Nintendo presentato lo scorso 8 maggio.

Nel solo anno fiscale 2025-2026 sono stati venduti 48,71 milioni di giochi in esclusiva Switch 2. Mario Kart World guida la classifica con 14,70 milioni di copie, un dato che incorpora anche il bundle con la console, ma che riflette comunque un attach rate straordinario. Donkey Kong Bananza segue con 4,52 milioni. Pokémon Pokopia, arrivato a marzo 2026, ha già superato i 4 milioni di copie in poco più di un mese, dopo averne vendute 2,41 milioni nelle prime settimane dal lancio. Kirby Air Riders chiude il quadro con 1,87 milioni: un possessore su dieci di Switch 2 ha installato quel gioco, il che non è affatto un numero banale per un titolo che è scivolato nel dimenticatoio piuttosto in fretta. Nel frattempo, Switch 1 ha superato le 155,92 milioni di unità complessive, diventando la console Nintendo più venduta di sempre, scavalcando il Nintendo DS a 154 milioni. Mario Kart 8 Deluxe è a quota 71,08 milioni. Animal Crossing: New Horizons sfiora i 50. 

Nintendo sa da sempre che il proprio catalogo non ha equivalenti: non esistono giochi “simili” a Zelda, a Mario, a Metroid, proprietà intellettuali che sono dei veri e propri ecosistemi emotivi e culturali che non si replicano. 

In mezzo a queste ottime notizie (specialmente per gli investitori) ce n’è anche una meno piacevole: da settembre la Switch 2 subirà un aumento di prezzo. Il RAMageddon (lo shortage di memorie RAM) si fa sentire anche in quel di Kyoto e la console passa in Italia da 469,99 a 499,99 euro. Un ritocco contenuto rispetto ad altri aumenti del settore, ma che, comunque, suggerisce qualcosa.

La questione prezzi diventa ancora più interessante e spinosa quando si guardano le Nintendo Switch 2 Edition. L’architettura commerciale che Nintendo ha costruito attorno alla Switch 2, infatti, prevede versioni ottimizzate dei titoli Switch 1 già esistenti: frame rate migliorati, risoluzione aumentata, tempi di caricamento ridotti. Fin qui niente di strano. Il problema è che il listino prezzi di questi upgrade sembra scritto da qualcuno che ha lanciato i dadi per definirne il costo. Xenoblade Chronicles X: Definitive Edition parte da 4,99 euro. Animal Crossing: New Horizons vale 4,99. Ma Metroid Prime 4: Beyond arriva a 9,99. Leggende Pokémon: Z-A pure. Breath of the Wild e Tears of the Kingdom? Anche loro a 9,99. Poi ci sono le edizioni con dei DLC inclusi: 19,99 per Kirby e la terra perduta, Super Mario Bros. Wonder + Tutti al Parco Bellabel e Super Mario Party Jamboree + Jamboree TV.

Il risultato è una mappa dei prezzi senza una logica dichiarata, dove uno stesso upgrade può costare 4,99 o 19,99 senza che la differenza sia immediatamente leggibile. In alcuni casi si tratta di puri aggiornamenti tecnici, miglioramenti che su altre piattaforme sono stati distribuiti gratuitamente o quasi. In altri si tratta di pacchetti che includono contenuti aggiuntivi genuini: modalità nuove, espansioni, DLC inediti. Una parte degli upgrade è gratuita: Captain Toad, New Super Mario Bros. U Deluxe, Super Mario Odyssey, le versioni migliorate di Zelda: Link’s Awakening ed Echoes of Wisdom, e perfino Pokémon Scarlatto e Violetto. Poi ci sono i titoli per cui l’upgrade è gratuito se si possiede un abbonamento Nintendo Switch Online + Pacchetto Aggiuntivo: i due Zelda open world, per esempio. Si risparmia almeno dieci euro per ciascuno.

Il quadro che emerge è quello di una politica commerciale che probabilmente ha senso solo avendo un punto di vista dall’alto: massimizzare il valore percepito di ogni singolo titolo, consolidare il catalogo, trasformare ogni gioco esistente in un prodotto Switch 2. Nintendo del resto ha sempre fatto del prezzo pieno un punto d’orgoglio: i suoi giochi non si scontano, non si svendono e tengono il valore nel tempo. Con le Switch 2 Edition ha invece costruito un secondo mercato parallelo, dove lo stesso titolo può essere comprato a prezzi differenti, in edizioni diverse e con criteri commerciali che sfidano ogni tentativo di sistematizzazione.

Guardando l’insieme dell’anno trascorso, c’è qualcosa di più rispetto al semplice successo commerciale. Switch 2 è la prima console Nintendo arrivata con la retrocompatibilità totale: una dichiarazione di continuità nei confronti della libreria Switch 1, e mossa che ha ricevuto consensi larghi e meritati. Il passaggio generazionale tra le due macchine è stato gestito con una sicurezza che chiunque nel settore invidia. Ma, parallelamente, Nintendo ha costruito una sovrastruttura commerciale nuova, che mescola generosità e calcolo in proporzioni variabili a seconda del titolo.

Pokémon Pokopia con 4 milioni di copie in un mese è un gioco che ha trovato un pubblico trasversale e soprattutto è riuscito a trattenerlo. Non è un caso che sarà incluso nel prossimo bundle Switch 2: è già stato promosso a system seller. Tomodachi Life: Una Vita da Sogno ha venduto 3,8 milioni in due settimane. Super Mario Galaxy 1 e 2 sono tornati sull’eShop come download standalone e hanno trovato nuovi giocatori lanciando la volata al film Galaxy o convertendo in acquirenti parte del pubblico che lo aveva visto in sala. 

Switch 1 – inoltre – è ancora sul mercato e continua a vendere mezzo milione di unità al trimestre. Perfino i criticatissimi ritorni delle versioni GBA di Pokémon Rosso Fuoco eVerde Foglia (vendute a 19,99 invece di essere incluse nel Nintendo Switch Online) hanno raggiunto 4 milioni di copie. Insomma siamo di fronte evidentemente ad un ecosistema sano, ad una comunità che risponde in base a una fiducia costruita nel tempo. Una fiducia che Nintendo usa con mano ferma, e qualche volta con mano pesante. Il classico po’ esse fero e po’ esse piuma, per citare un classico del cinema italiano.

La capacità di costruire esperienze che non invecchiano è reale, e la Nintendo Difference è ancora tangibile. Il primo anno di Switch 2 ci suggerisce che Nintendo ha imparato la lingua del mercato contemporaneo (abbonamenti, upgrade, ecosistemi chiusi) con la pronuncia di chi quella lingua l’ha appresa tardi: con un accento tutto suo. E la sua forza, forse, sta proprio qui.