Mega Man: Dual Override (anteprima)

Sarò molto sincero: non ho mai capito Mega Man. Non certo per la sua età anagrafica, dato che molti dei videogiochi che amo hanno visto il loro primo capitolo nel suo stesso periodo storico, ma quello strano miscuglio tra un platformer alla Super Mario e un videogioco molto più meccanico e lento – tipico di un certo modo di fare design alla giapponese – non mi ha mai parlato.

Devo dire che la mia idea non è cambiata anche dopo il mio primo contatto con Mega Man: Dual Override, che mi ha permesso di provare tre stage, con altrettanti boss, nei panni dello storico robottino blu di Capcom. Il gioco è semplice: attraverso una visuale in 2.5D dobbiamo muoverci verso la fine del livello saltando, sparando ed evitando gli ostacoli e i colpi nemici. Niente di più classico, se non fosse che – per l’appunto – l’approccio sia agli scontri che al movimento è quello classico del franchise. Ogni salto va calcolato al secondo, ogni moveset nemico assimilato; non attraverso la velocità metodica ma morbida di un gioco Nintendo, bensì attraverso una serie di input secchi, precisi, mai troppo soddisfacenti.

Dual Override permette però di cambiare personaggio (o tuta, questo non mi è chiaro) in corsa, il che restituisce al gameplay un po’ di profondità in più. Nella demo che ho provato avevo a disposizione sia il classico Mega Man, che spara e salta, sia una versione con attacco melee, che mi ha permesso di raggiungere zone della mappa altrimenti inaccessibili. Non pensiate però che il titolo di Capcom si muova dalle parti del metroidvania: Mega Man: Dual Override è un classico Mega Man a stage, molto lineare, e anche molto difficile.

Nonostante io abbia finito i primi due livelli con una certa facilità, infatti, il boss di fine area dell’ultimo livello mi ha dato un bel filo da torcere, costringendomi a ripeterlo quasi dieci volte. Fortunatamente sono scontri veloci, che si vincono (o perdono) in circa un minuto, ma essendo un videogioco fondamentalmente tecnico, Dual Override riesce innegabilmente a restituire quel senso di sfida che – nello stesso genere – si è un po’ perso.

Non mi sembra roba per me, ripeto, ma rimango comunque curioso di confrontarmi con la versione finale del gioco, magari accolto da un tutorial che mi introduca in modo più morbido alle sue meccaniche volutamente vetuste.